sottovoce

29 Novembre 2009 Commenti disabilitati

i bambini cercan sempre la Fata per parlarle col cuore,

io stasera c’ho qualcosa di allegro e mi metto a cantare
e tu invece farai tardi, farai tutto, forse anche l’amore,
perché il cuore scuote, picchia, batte forte e non si vuol riposare.
i bambini corron sempre nei prati, fanno un cerchio perfetto
ed io stanotte sto cercando una scusa per non mettermi a letto,
tu chissà se pensi, dormi, leggi, mangi oppure stai da sola,
io ti penso, dormo, leggo, mangio e sento che domani si vola.
questa notte se potessi avrei voglia di portarti lontano,
raccontarti sottovoce delle storie e poi ripeterle piano
e fermare anche i momenti con un dito e con la mano cercarti,
poi confondere i tuoi occhi con i miei e dentro un sogno trovarti.

stai sempre a un passo dal cuore,
tu stai dove fanno rumore,
stai dove si può capire,
tu sei come un giorno d’aprile,
tu sei… e mi metto a dormire.

…e allora…

con un decathlon

18 Novembre 2009 Commenti disabilitati

con un deca non si può andar via,
cantavano gli 883 tanti anni fa, ma tanti anni fa.

con un decathlon invece, sì può.

ok, prendiamola larga.
ciascuno di noi, che lo voglia o no, ha il suo negozio preferito, inteso come tipologia di negozio: a chi piacciono i negozi di abbigliamento, chi si ferma davanti alle vetrine di coltelli multiuso, chi davanti al menù di una trattoria casalinga, chi non può fare a meno della bottega verde tra creme e bagnoschiuma aromatizzati alla menta o alla vaniglia, chi gira per fumetti, chi dice di frequentare le cartolerie, chi gira per articoli informatici, chi entra sempre in quei negozietti di ravatti&cianfrusaglie spesso cinesi da tutto a 1 euro, e così via. insomma, ciascuno di noi, anche inconsciamente, ha il suo negozio.

a conti fatti, il mio è decisamente decathlon.
articoli sportivi, articoli vacanzieri, soprattutto, in linea più generale, articoli da viaggio. qualsiasi viaggio sia, soprattutto quelli un pò avventurosi, quelli essenziali, alla zingara: roba di campeggio, di giri in moto, dove lo spazio è poco, tutto deve essere pratico e funzionale e poco ingombrante. non viaggio da albergo di lusso tutto elegantino, ma viaggio da zaino in spalla, tutto quello che serve deve stare lì. giusto per scomodare ancora gli 883, carichiamo solo il minimo in moto e partiamo subito, senza prenotare niente che la strada è l’unico limite, niente orari stabili ne telefonate tipo dove sei?, pensare solo a ciò che è essenziale…

dalla tenda piccola come un pacchetto di fazzoletti che aperta diventa un ecomostro alla coperta in pile che quelle che ho sono ormai logore e consunte e si devono cambiare. dall’accappatoio in microfibra che occupa niente al cuscino gonfiabile per dormire ovunque, al sacco a pelo piccolo e poderoso, passando per il fornellettino da campo che cuoce pasta per trenta persone, fino all’abbigliamento sportivo tecnologico e non, per andare via con pochissima roba ma di quella che ripara davvero dal freddo eventuale, senza pensare agli ingombrantissimi e pesantissimi maglioni che la nonna ha fatto decenni fa con tanto tanto amore.

ero invidioso di tanti miei amici che l’avevano più o meno sotto casa.
ora ne innaugurano uno qua a mantova. non so perchè, ma aspetto con ansia il giorno dell’apertura. davvero, sono emozionato, come se si trattasse di una finale, conto quanti giorni mancano all’apertura. poi, come se non bastasse, ho pure la fatality che il direttore del mio decathlon è ospite al mio bed&breakfast, lo tratterò con tutti gli onori del caso perchè mi sa che mi vedrà spesso da quelle parti. con un decathlon si può già immaginare andar via, so già che abbinerò un viaggio diverso ad ogni articolo che vedrò: questo lo potrei usare se vado lì, quest’altro mi fa comodo se vado là, uh, quello sarebbe spettacolare se andassi… girerò per le corsie con occhi sbarrati e sguardi sognanti pensando di voler comprare ogni cosa, fino quasi ad arrivare a roteare in alto il dito indice gridando:
quanto costa qui tutta la baracca? …mi sa che è ora di pensare ad un nuovo giro.

perchè l’importante è il viaggio, non dove andrò.

l’egoismo di windows xp

2 Novembre 2009 Commenti disabilitati

c’era una volta un utilizzatore di windows xp.

non era un gran informatico, ma se la cavava abbastanza bene. sopravviveva, ecco.
però aveva il brutto vizio di esagerare troppo con le sperimentazioni, a volte. aveva recuperato un hard-disk da un vecchio computer e gli venne la brillante idea di installarlo come memoria aggiuntiva, giusto per avere qualche Gb in più su cui scaricare la sua musica e i suoi film. ma il crudele windows xp che era installato proprio non ne voleva sapere di far andare le cose a posto. il nuovo hard-disk gliel’aveva sì riconosciuto, ma in cambio aveva deciso in maniera non molto democratica di non far funzionare qualche altra funzione. così impari ad installare roba, aveva segnalato.

il povero utilizzatore qualche tempo prima aveva installato e disinstallato anche vari giochi e forse windows questo se l’era segnato, dato l’elenco di cartelle e sottocartelle che avevano dentro qualche cavallo di troia di troppo. e il povero computer aveva rallentato non poco le sue normali operazioni. quell’hard-disk fu la goccia. i driver della scheda audio erano stati sacrificati per la causa e windows non ne voleva sapere di riattivarli, nonostante i ripetuti tentativi e le innumerevoli bestemmie del povero utilizzatore.

così, preso dallo sconforto ma ben consapevole che era ora di provvedere drasticamente,
il giovane decise di rimettere su quel vecchio computer windows xp di nuovo. un ritorno alle origini, per fare un pò di repulisti. si prese un’intera sera, deciso a risolvere tutti quei problemi che mai prima aveva osato sistemare. prese il cd di installazione che conteneva il redivivo windows xp e lo fece girare.

le barre di caricamento correvano tranquille e veloci.
seguì il procedimento passo per passo. reinstallò windows xp, come se tutto fosse andato a buon fine. reinstallò anche tutti i driver e tutti gli hardware, tutto filava per il meglio. ci mise un’intera sera, ma era soddisfatto del suo lavoro. infine, installò l’antivirus, lo fece partire e andò a dormire.

il mattino seguente,
l’antivirus aveva rilevato qualcosa come 500.e.passa cavalli di troia. troia, pensò, come è possibile? andò a vedere nelle cartelle e tutti i suoi file e i suoi vecchi programmi erano ancora lì. gli parve di sentire le sghignazzate di windows xp. il bastardo non aveva reinstallato tutto ex novo, ma riconoscendo un suo simile già installato, aveva salvato tutti i dati che c’erano e si era solamente ‘riposizionato’.

l’utilizzatore allora si incazzò sul serio.
chiamò in soccorso il suo amico ubuntu e gli chiese di installarsi su quel computer.
ubuntu, che è un programma gentile ed educato, disse che aveva trovato qualche altro sistema operativo e chiese che doveva fare. installati e basta, gli ordinarono. e lui così fece, senza batter ciglio, preoccupandosi solamente di eseguire quanto richiesto.

dopo che tutto fu completato,
l’utilizzatore chiamò a girare nuovamente windows xp. quello, che è un egoista egocentrico di prima categoria, quando vide un sistema operativo diverso dalla sua razza, si incazzò non poco. disse in maniera arrogante che per installarsi si doveva eliminare tutto ciò che c’era. e intendeva tutto quanto. non sapeva che così facendo eliminava anche le sue vecchie magagne. l’utilizzatore, con finta aria sottomessa, disse che non poteva far altro che accettare. formatta tutto e ripartiziona, hai vinto tu. windows c’era cascato, il trucco aveva funzionato. una volta conclusa l’installazione, al giovane utilizzatore non restava altro da fare che rimettere ancora una volta tutti gli hardware. ma ormai il più era fatto e tutto ora funziona a meraviglia.

almeno finchè a windows xp non torna il ciclo.

fatti non foste a viver come pluto

31 Ottobre 2009 Commenti disabilitati

la vera storia di questo titolo la sa solo una persona.

la mia solita, inutile, generalista e misantropa invettiva.
perchè è un pò che vi osservo da qui,
dalla mia nuova superba arroganza,
che sicuramente vi spiazza sempre un pò.
e mi fate ridere e tristezza allo stesso tempo.
non tutti, sia chiaro. esistono comprovate eccezioni.
qualcuno, nella sua dignitosa serenità, si salva.
ma io mi accorgo di essere sempre un passo avanti.
per capacità a volte, per perseveranza, ogni tanto per culo.
perchè la fortuna aiuta gli audaci. e i furbi, qualche volta.

ciò che spesso vedo sono comportamenti che io definisco stucchevoli.
rispetterò le vostre scelte, i vostri modi, le vostre ipocrisie.
ci mancherebbe altro. come voi farete con me e le mie,
mi auguro.

ma più vi osservo, più cerco di capirvi,
più mi rendo conto di quanto io sia meglio di voi.
sereno, libero, stronzo, diverso, strano, felice.
sì certo, anche voi siete felici. o credete di esserlo?
o magari pensate che io lo sia più di voi? può essere.
brutta cosa l’invidia. per tutti.
ma sì, ma va bene così. ma anche no. senza parole.
faccio finta di non capirlo, neanche mi ci impegno.

pluto, per esempio, è un cane felice.
pluto è un personaggio della banda disney ed è il cane di topolino.
spesso comprimario nelle avventure investigative del suo padrone e nelle avventure più scanzonate. è un vero combina-guai, ma dimostra anche in queste occasioni fedeltà e affetto per il suo padrone. simpatico e giocherellone, ricorda nell’aspetto un cane di razza bracco o bloodhound. pluto è inoltre uno dei due animali tra i personaggi disney a non parlare, comportandosi come vero e proprio animale… (wikipedia)

ecco.
cani felici, intelligenti e/o scanzonati, in un mondo di ‘animali’ vostri simili.
ma non vi rendete conto che siete solo comprimari. nemmeno protagonisti.
non vi hanno dato nemmeno il dono della parola.

per questo mi fate un pò di tristezza.

e ‘un mòian mai

20 Ottobre 2009 Commenti disabilitati

e nascono biondi, i’ sorriso stampato

e nascono e chiedono: ma l’euro è calato?
poi crescono sani, a tre mesi i dentini, noleggiano i’ ciuccio agli altri bambini,
a scuola son furbi e sanno copiare, ma dietro in gastigo ‘un ci vogliano andare…
ahi, ahi, ahi, ahi…

si baciano in bocca, paian fotomodelli, catenine a i’ collo e sedici anelli,
son pieni di donne, ma i’ sabato sera li trovi da soli a i’ bar marilena
e mangiano i’ kiwi, gli fa schifo i’ prosciutto, son vegetariani poi mangian di tutto…
ahi, ahi, ahi, ahi…

si piglian su’ i’ serio, si sparan le pose, si sposano tardi con donne noiose,
fili attaccati ai ganci d’italia, appiccicati e nudi in mezzo a un’aia…
ahi, ahi, ahi, ahi…

i figliol di troia e ‘un mòian mai…

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