ancora cinque minuti

ore 7 di lunedì mattina,

ma potrebbe essere un’altra mattina qualsiasi.
suona la sveglia, mi devo alzare per andare al lavoro. la spengo subito, sono sveglio da un po’. ma c’è un meccanismo che ancora fatico a comprendere e non è quello di ‘andare al lavoro’. C’è un non-so-che di morboso nel mettere la sveglia qualche minuto prima dell’orario in cui effettivamente ti devi alzare, solo per il gusto di stare lì sotto le coperte ancora cinque minuti.

ora, quel meccanismo che ancora non riesco a comprendere parte da un po’ prima.
io dormo circa 6-7 ore per notte, il mio orologio biologico ormai è così. a parte i momenti in cui mi sfianco sul serio, le ore di riposo sono quelle e, devo ammettere, che sono abbastanza regolare: se vado a letto a mezzanotte, mi sveglio alle sette. preciso. se faccio tardi e vado a letto alle due, alle nove mi sveglio. se in tv non c’è niente e vado a dormire alle dieci, alle cinque sono lì che mi rigiro nel letto. e non riesco più a dormire. aspetto girandomi di qua e di là l’arrivo della sveglia. poi, quando quella suona, scatta la fase dei famosi cinque minuti.

e qui parte un sonno profondo ed è questo che non riesco a comprendere.
non è la prima volta che succede ma: suona la sveglia, resto lì ancora un po’, sbatto le palpebre e quando le riapro sono quasi le otto. in pratica, sono in un ritardo folle. ed io è dalle cinque che sono sveglio e poi mi tocca fare le corse, che finchè è estate va bene, ma adesso c’è pure da perderci le mani per togliere il ghiaccio dal vetro della macchina. perché, ovviamente, mi sono dimenticato di mettere una coperta sul vetro ieri sera, come ogni sera.

e pensare che ci vorrebbero anche meno di cinque minuti…

iixii

i giorni indimenticabili della vita di un uomo
sono cinque o sei in tutto. gli altri fanno solo volume.

mai frase fu più vera.
odio ammetterlo, ma mia madre ha sempre avuto ragione: quando trovi quella giusta e al momento giusto, ci metterai tre secondi ad andare a vivere fuori di casa. detto, fatto. undici gennaio duemiladodici, esco ufficialmente di casa per andare a convivere. ok, la casa è burocraticamente sua, piccola, ma molto carina ed accogliente. ed è quello che serve, al momento. poi chissà.

mio fratello si è commoventemente offerto per aiutarmi a fare trasloco. forse si è abituato troppo alla sua grande cabina-armadio, non credo si ricordi bene quanto piccolo ed essenziale sia il mio guardaroba: c’ho messo più tempo a portare dvd e cd che non i vestiti. la moglie di mio fratello, invece, ha preso la cosa dal punto di vista filosofico, approvando il tutto ma sostenendo che per me non doveva essere poi così traumatico, a ben vedere e conoscendo il ritmo delle mie giornate, cambiava solamente la persona che mi lavava e stirava calzini e mutande, e uniamo anche la diversa dislocazione geografica delle stesse. sappiamo tutti benissimo che non è solo questo ma, come sempre, buttarla sul ridere fa sempre bene a tutti.

qualcuno si è addirittura sbilanciato parlando di matrimonio, dichiarando successivamente che non era tanto per l’evento in sè che non gliene poteva fregare de’meno, quanto perchè aveva solamente voglia di farmi la festa di addio al celibato. ritengo per farmele pagare tutte insieme e con gli interessi. e a tal proposito, proprio ieri ho fissato alcuni imprescindibili paletti con quello che so sarà il mio Reverendo organizzatore di tale festa di addio al celibato, quando sarà, se sarà… non so perchè, ma ho come sentore di aver fatto bene a mettere le mani avanti.

qualcuno alla mia età fu crocefisso, ma credo questa sia una metafora leggermente fuori luogo anche perchè il copyright di divinità che cammina sulle acque spetta ad altri di diritto, e non sto parlando del comandante della Costa Concordia. wikipedia infine, dice che sulla base di interpretazioni della profezia dei Maya, sono stati formulati DUE diversi scenari sulla corrispondenza di questo anno così speciale, ed entrambi possono definirsi apocalittici: o con eventi quali la fine del mondo oppure con trasformazioni radicali del mondo stesso,

come l’inizio dell’era dell’Acquario.

l’anno che verrà

caro amico ti scrivo,

così mi distraggo un pò e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò. sarà un anno diverso. decisamente. un anno in cui ci vorrà fortuna ma soprattutto tanta tanta energia, come dice mia madre. sono pronto. i maya dicono che nel 2012 ci sarà la fine del mondo. sfatiamo un mito: è solo la fine di un’era. grandi stravolgimenti. ed io non voglio farmi cogliere impreparato, anch’io darò il mio piccolo contributo di stravolgimento.

l’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità…
scrivo di fretta, tra viaggi in arrivo e spostamenti decisamente più impegnativi, del resto quando le cose vanno bene si scrive di meno. è la regola di ogni buon quadernino, vero amico mio?! buoni propositi per l’anno che verrà?

uno solo, molto grosso.

new economy

…by Rugi: ciao ragazzi,

stavo pensando che potremmo metterci a allevare maiali.
ma non come fanno le aziende di adesso, magari li incrociamo con i cinghiali per fare la carne più buona. poi la confezioniamo come prodotto biologico, ci sono anche i contributi dell’unione europea. ho già in mente cosa scrivere sulla confezione:

BioPorco

‘sculta al vent

polenta e gallina fredda e un fantasma sulla veranda

barbera come petrolio e anche la luna mi sembra che sbanda
sedia che fa rumore e bocca aperta che non dice niente,
solo la radio graffia l’aria e i pensieri fanno un gran casino
e non è vero che nel silenzio dorme solo la malinconia,
non è vero che un toscanello non è capace di fare una poesia,
in questa stanza senza orologi balla la fata e balla la strega
in questo posto senza la luce che dice tutto è solo l’ombra

e la candela non sta mai ferma, si muove come la memoria
e anche il ragno sulla balaustra ricama il quadro della sua storia
la ragnatela dei miei pensieri prende tutto quello che arriva qua
ma tante volte ha troppi buchi ed è tutta da rammendare
la finestra sbatte le ali, ma lo sa che non può andar via
e le stelle hanno la faccia lucida come gli occhi della nostalgia
in questa stanza senza nessuno, guardo lontano e mi vedo in faccia
in questa stanza di un altro tempo, i miei fantasmi lasciano la traccia…

ascolta il vento che picchia alla porta
ha in testa una nuvola e in braccio una sporta
dice che ha dentro dei bei regali
mi sa che sono i soliti temporali…
ascolta gli spiriti e ascolta i folletti
che si arrampicano sul muro e saltan fuori dai cassetti
hanno su i vestiti di quand’ero piccolino
vanno e vengono con il bicchiere del vino…

ascolta il vento che picchia alla porta
ha in testa una nuvola e in braccio una sporta
dice che ha dentro dei bei regali

mi sa che sono i soliti temporali…