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Archive for Febbraio 2007

dica trentatre giri

26 Febbraio 2007 Commenti disabilitati

sto comprando un ipod o come cavolo si chiama. utili quei cosi, devo dire, per chi, come me, ha sempre una canzone in sottofondo, più o meno qualsiasi cosa faccia. migliaia di canzoni in tasca sempre con me. un pò di compagnia musicale non guasta mai… per le emozioni vere, beh, bisogna tornare indietro. sembra assurdo, ma fidatevi.
dite trentatre, come dal dottore. trentatre giri.

mio fratello ha trovato vecchi dischi in vinile dei Queen. e già qui la mia razionalità vacilla… in un mercatino, mescolati a tanti altri, roba da collezione. non ci ha pensato un attimo. li ha presi. poi è andato a comprarsi il nuovo ‘vecchio’ giradischi. sorprendente. alcune canzoni ascoltate per anni su cd, improvvisamente su vinile raggiungono una emotività incredibile, come se non le avessi mai ascoltate prima.

giriamo pure per il mondo col nostro ipod, va bene e ci sta, non è questione di essere al passo coi tempi, è che quei cosi sono veramente comodi… ma se vogliamo rivivere un pò di calma, un momento di quando il mondo era meno frenetico, allora davvero un vinile della nostra musica preferita, 33giri al minuto con quel suoi dolci e morbidi fruscii di fondo, un giradischi, una birra e una luce un pò soffusa possono davvero metterci in pace con noi stessi. un salto indietro nel tempo, con la colonna sonora originale di allora.

fino alla prossima playlist del nostro ipod.

ciao, miao.

20 Febbraio 2007 Commenti disabilitati

una belissima giornata di lavoro tra i monti di asiago.
da fare in moto forse. ma questo è un altro pensiero. c’è tempo.
strada dritta, è sera, neanche viaggio veloce, stranamente…
in auto ascolto musica. eric clapton. blues rilassante. ci vuole.
ancora pochi chilometri e sono arrivato a casa.

ehi, ma non mi hai visto? ma che ti è preso? ma ci vedi al buio?
micio, perchè sei partito dal bordo della strada così all’improvviso?
non mi hai lasciato il tempo di reagire, di spostare il piede sul freno.
non c’era nessuno, dovevi aspettare, un attimo di pazienza in più.
questione di un momento. potevi salvarti. potevamo riuscirci.
avrei frenato, inchiodato, eventualmente anche invaso l’altra corsia,
non c’erano altre macchine. un istante in più per cercare di evitarti.

e invece niente. riposa ora. ti sposto in un angolo più tranquillo.
lontano dalla strada e dalle prossime rumorose ed ignare automobili.
potevamo riuscirci, non mi hai dato il tempo. scusami ancora, micio.

ciao, miao.

mio figlio ha la puzza sotto il naso

18 Febbraio 2007 Commenti disabilitati

avere un bed&breakfast è fantastico.
la varietà della razza umana che passa da casa mia è infinita.
le richieste, le informazioni, i mugugni a volte di persone chiaramente rompipalle sono all’ordine del giorno. e di rompipalle ce ne sono.

i più onesti ti dicono in faccia quello che a loro non va. corretti. spaccaminchia, ma corretti. non mi va quello e te lo dico. e io ti rispondo: vai in albergo e spendi il triplo. oppure sotto un ponte. col po ne abbiamo tanti qui…

altri non ti dicono nulla, salvo poi tornare a casa loro e scriverti per e-mail che non hanno gradito questo, quest’altro e quest’altro ancora. a quel punto già hanno pernottato, soprattutto già ti hanno pagato e già sono a casa. e tu gli rispondi che, cazzo, se me l’avessero detto subito noi avremmo fatto valere la promozione (inesistente) ’soddisfatti o rimborsati’… ma che sfiga, hanno perso l’occasione…

i figli di puttana chiamano per sapere informazioni e soprattutto quanto costa. tu gli dici il prezzo, che sai essere il più basso di tutta la provincia, e loro ti rispondono che ci devono ancora pensare. ma se mi hai chiamato, hai trovato il numero sul mio sito, perchè è solo lì che c’è… e allora hai già visto che posto è!! stai cercando prezzi più bassi, vecchio bastardo… lo so, perchè io di bed&breakfast ne ho due. e finita la telefonta col primo in cui dico che ho posto, poi chiamano l’altro. e rispondo sempre io e li sgamo. poi richiamano il primo b&b. hanno deciso. e io non ho più posto. divertentissimo.

ma quelli che mi fanno più incazzare, sono quelli che nascondono le loro lamentele dietro altre persone: al mio fidanzato non piace, alla mia ragazza non va bene, mia moglie non gradisce, mio marito non prende sonno, mio padre ha lavorato una vita, mia sorella incontinente, la mamma maiala. codardi.

e tra questi codardi, i più stronzi sono quelli che danno la ‘colpa’ ai figli.
vi prego, accompagnateci voi in città che mio figlio soffre la macchina. e con cosa credi che ti accompagno io? col monopattino? e poi se sei arrivato da napoli, ti ci hanno lanciato con la fionda o vi siete fatti spedire in scatole con corriere espresso? l’ho visto il tuo mercedes da x-minkia-mila euro! hai paura che te lo freghino, eh?! dimmi piuttosto che non hai voglia di guidare, che male c’è? e tuo figlio ha quattro anni ed è lì nell’angolo che sta degustandosi l’interno del suo naso…

nel mio b&b i bagni non sono in camera. a ciascuno il suo, ma non sono in camera. come nelle normali case… no, non prenoto perchè mia figlia vuole il bagno in camera. allora penso: la zoccola a casa sua ha i bagni in camera? come cresce se a undici anni vuole i bagni in camera, quando ne ha diciotto cosa fa, scortica la paris hilton sull’asfalto per sottrarle tutta la sua eredità?

dicono che odio il genere umano, che sono un misantropo di merda.
certo che a volte il genere umano proprio non mi aiuta a cambiare.
ma è colpa di mio figlio, quello che non ho, che ha la puzza sotto il naso, il tamagoci in coma e che vi odia tutti a dismisura…

pare sia un’ottima copertura.

oggi siamo un pò più grandi

12 Febbraio 2007 Commenti disabilitati

arrivo da un weekend passato in montagna.
di solito, quando io e miei amici facciamo di questi weekend,
il concetto di fondo che ci accomuna è: off.
spegni tutto, stacchi e per 36-48 ore non esisti per tutto il tuo mondo, ad eccezione di qualche sms per dire a chi te lo chiede che sei comunque vivo. quei weekend che ti aiutano a fare un discreto reset del tuo cervello, per ripartire, per ‘cambiare l’aria’ nella tua testa. ho detto nella testa. le puzzette sono altra cosa.

i problemi, beh quelli li abbiamo sempre lasciati fuori.
difficilmente riuscivano ad entrare in casa.
e se per caso qualche ‘problema’ personale entrava, lo aggredivamo tutti insieme, insieme ad un pò di cointreau o di grappa e tutti insieme se ne parlava, si tirava mattina spesso, probabilmente non risolvevamo nulla ma parlandone il problema si faceva più piccolo.
più sopportabile, per lo meno. forse anche risolvibile. forse…

per me stavolta è stato un pò diverso.
ho visto chiaramente che oggi siamo un pò più grandi.
sì, il concetto di fondo è rimasto sempre l’off di cui vi ho già detto, però credo che la mente non è stata, per nessuno, così sgombra come era stata in tanti altri weekend su in montagna.
per un motivo o per un’altro, ciascuno si è portato la sua piccola o grande preoccupazione. la grigliata di carne e il narguilè col tabacco al gusto di mela o il cortometraggio splatter fotografico sono serviti solo a annebbiare per un attimo questi pensieri. che poi ritornavano chiari e nitidi. qualcuno era particolarmente teso, per i suoi buonissimi motivi.
ti capisco, amico mio.

sul balcone a notte inoltrata tutto tace. l’aria di montagna è fresca e nel buio si vedono le luci dei paesi. qualcuno dentro già dorme. altri guardano un film. io esco e respiro un pò di quell’aria. per un attimo vorrei condividere quel momento con una persona in particolare. no, non quella. prendo il cellulare e mando un messaggio. ‘…non chiedermi perchè, ma vorrei che tu fossi qui. so che forse lo sei col pensiero, ma ora intendo dal vivo. reale…’
probabilmente non mi risponderà.

ed è giusto così.

brainstorming

7 Febbraio 2007 Commenti disabilitati

piove. sciopero dei benziani. faccio il pieno alla macchina. la nonna ha una visita dal medico oggi. vai a prendere la nonna. la nonna che si lamenta dei suoi mille acciacchi. però sa già cos’ha e come curarla. che cazzo vai dal medico a fare allora?! improvvisamente penso a mio nonno. un pò mi manca. dicono che siamo uguali uguali di carattere. così mi manca un pò di più. si stava meglio quando si stava peggio. non ci sono più le mezze stagioni. il mio collega veneto bestemmia. amo le scarpe bianche, stanno su tutto. odio le scarpe bianche, si sporcano subito. devo far stampare dei depliant per il bed&breakfast. mando in tipografia il progetto in word. non riescono a stamparlo perchè il formato non è corretto. è word, porca troia. importalo col tuo programma di stampaggio. che scopro ora essere acrobat. non riesci a trasformare un word in acrobat? che cazzo di tipografia siete?! pessimismo e fastidio. c’è da fare un lavoraccio in ufficio. mettiamoci tutti d’impegno. ora vai avanti tu. cioè io. in pratica devo farlo solo io. col cazzo. resta lì. almeno finchè qualche superiore non si incazza. chiama il concessionario, la moto è pronta. passerò domani a prenderla. quattrocentoventieuro. cupolino montato, borsa da serbatoio e casco nuovo. mi ha fatto lo sconto? sì. non mi fido. infatti. venerdì vado in montagna. devo passare a prendere la carne da portare per fare alla griglia. già pregusto il momento. lei è passata ieri a casa mia. io ovviamente non c’ero. allora lo fai apposta. neanche un messaggio per dire che passavi. va bene. afferrato il concetto. però lasciatelo dire: sei bellissima, stupenda, dico davvero. addio. mando un fax, numero occupato. il telefono squilla. quello dell’ufficio. di là qualcuno inzia a parlare. è incazzato. stasera vado a vicenza a giocare a calcetto. da mio fratello. piove. la mamma non ne può più. mia nonna racconta tutte le vicende del paese. chissenefrega. solo che la nonna è un pò sorda e la comunicazione è in sistema binario: 0-inesistente 1-parla solo mia nonna. io vado a vedere la televisione. mi addormento. mio padre arriva all’una, sono in coma sul divano. mi dice qualcosa. gli rispondo qualcos’altro. ma non so assolutamente cosa. di che? boh. c’è da fare la copia della bolla di trasporto. arriva il tedesco in azienda oggi. deucs… deutcsh… doich… scrivo germania. germany, che sembra che sono colto. caffè. incomprensione. problema gestionale. cosa fare per questi ricambi? in tre mi dicono quattro cose diverse. uno mi dà due versioni. diverse. non capite nulla di quello che sto dicendo, vero??

a volte, neanch’io.