paese che vai, usanza che trovi.
oggi, in pausa pranzo, la nostra giovane collega russa ci ha spiegato in linea generale gli usi e i costumi dei matrimoni del suo paese.
gran popolo, ’sti russi. peccato solo per il comunismo.
intanto i due malcapitati si mettono insieme. lui pagherà ogni volta che usciranno a cena. sempre. è la regola. la mia collega dice che qui non succede mai e io le rispondo che non è vero, che l’hanno fregata. ma torniamo ai due promessi sposi russi: c’è una vaga conoscenza delle rispettive famiglie. se proprio si fa sul serio, i due nuclei famigliari si trovano e fanno conoscenza diretta. sorrisi più o meno di circostanza.
arriva il passo fatidico, quello del matrimonio. lo sposo deve andare ufficialmente dalla famiglia dell’amata e chiederne la mano ai genitori.
questi gli fanno un interrogatorio in puro stile kgb, su come intenderà mantenere la sposa, progetti per il futuro, figli, mica figli, casa, varie ed eventuali. un terzo grado. non si esclude qualche unghia strappata. ma, volendo usare della fantasia, questo può accadere anche qui.
la cosa bella è che lo sposo fa questo aiutato dagli amici.
neanche dovesse fare una rapina in puro stile ocean’s eleven. e, come se non bastasse, oltre a sudare sette camicie e qualche unghia con i gentori di lei, deve anche convincere le amiche della sposa che lui è l’uomo giusto. le amiche di lei: veleno in forma umana. non so se è un rito o cosa, ma io mi sarei già dato alla macchia da un pezzo.
ma mettiamo che il poveretto passi stremato tutte le prove e le varie torture. a questo punto arriva il giorno delle nozze. non ho voluto sapere come sono tutti i preparativi dell’evento, immagino assomiglino a qualcosa tipo pianto e stridore di denti. però, il giorno del sì, lui va a prendere lei a casa e, portandola in braccio fino alla macchina, la adagia sul mezzo e la porta in chiesa. vi dichiaro marito e moglie.
a questo punto ci sono i festeggiamenti. qui i russi danno il meglio.
la festa per gli sposi dura due giorni. il primo giorno brindisi per tutti, cibo, musica, allegria, spensieratezza, vodka. vodka… vodka… vodka…
si finisce quasi sempre che all’ennesimo gallone di vodka la gente diventa nostalgica e parte qualche rissa tra il gruppo dei parenti e il gruppo degli amici. raccontava la collega che una volta gli amici non erano stati invitati e si sono picchiati i parenti, divisi non si sa come.
i russi ci tengono alle tradizioni.
la notte tra il primo e il secondo poi, i russi dimostrano tutta la loro civiltà sociale: infatti la donna, invece che condividere col neo-marito i primi momenti magggici, si mette in cucina a preparare crepès e dolci per gli invitati del giorno dopo, mentre il marito dorme riposandosi delle fatiche del giorno prima. d’ora in poi la vita della coppia sarà sempre più o meno così: l’uomo riposa, la donna in cucina e agli strofinacci.
i russi ci tengono alle tradizioni.
il secondo giorno è dedicato al vile denaro. in pratica la coppia, per cominciare a tirar su qualche soldo, vende agli invitati le crepès e i dolci preparati dalla sposa e si fanno giochi insieme in cui chi deve pagare la penitenza non lo fa bevendo alcool, come da noi, ma paga in moneta sonante. la vodka circola sempre. probabile qualche regolamento di conti del giorno prima. strano che non abbiano più lo ius prime noctis…
…e vissero per sempre felici e contenti.