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Archive for Novembre 2007

niente paura

28 Novembre 2007 Commenti disabilitati

a parte che gli anni passano per non ripassare più
e il cielo promette di tutto ma resta nascosto lì dietro il suo blu
ed anche le donne passano, qualcuna anche per di qua,
qualcuna ci ha messo un minuto, qualcuna è partita ma non se ne va…
a parte che i sogni passano se uno li fa passare
alcuni li hai sempre difesi altri hai dovuto vederli finire
a parte che i tempi stringono e tu li vorresti allargare
e intanto si allarga la nebbia e avresti potuto vivere al mare.
ed anche le stelle cadono, alcune sia fuori che dentro,
per un desiderio che esprimi te ne rimangono fuori altri cento.
niente paura… ci pensa la vita mi han detto così…

niente paura… si vede la luna perfino da qui.

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feiʒu’ada acabada

25 Novembre 2007 Commenti disabilitati

circa una settimana fa,

i miei vicini di casa brasiliani, brava gente dopotutto, mi hanno invitato a casa loro a mangiare il loro piatto tipico, la ‘fagiolata’ …la feijoada brasiliana, che è un pò l’equivalente carioca della nostra milanesissima casssseeoouula. l’avevo mangiata solo un’altra volta (la feijoada intendo) in portogallo e mi faceva piacere farne un gustoso replay. al momento dell’invito, peraltro ‘leggermente’ forzato dal sottoscritto ma neanche poi tanto, ho chiesto cosa dovevo portare da bere. a quello, per galanteria, ci avrei pensato io. mi sono sentito rispondere caipirinha.

a parte che l’ultima volta che ho pasteggiato bevendo solo cocktail i miei non c’erano, avevo gente che dormiva sul tappeto d’ingresso e gente che faceva sgommate in auto per strada davanti a casa, per stavolta ripiego dicendo che non so dove cazzo trovare della caipirinha e che quindi porto del vino rosso e tanti saluti a tutti. comunque, tutti eravamo entusiasti della cosa.

oggi è il gran giorno.
mi sono alzato presto e sono un pò stanco, come di uno che ha dormito poco, a dirla tutta. però sono felice. anche perchè è il giorno della feijoada brasiliana. ho con me il vino. trascorre la mattinata, come sempre la domenica, tra colazioni e camere da rifare. arriva l’ora di pranzo. sento del trambusto in casa dei vicini, ammetto di avere avuto già un pò di acquolina. accelero i lavori per finire e poi godermi la ‘mazzata’ carioca. sono sempre stanco, ma felice.

tendo l’orecchio e di là dai vicini tutto tace.
allora esco sul balcone e guardo verso il loro appartamento. finestre e porte della terazza completamente chiuse, tapparelle abbassate. un dubbio mi coglie. suono alla porta. nessuno risponde. ri-suono alla porta, nessuno ri-risponde. posso capire la saudade, ma il mio stomacao està vuoto, maledicao… chiamo mia madre, nella speranza che almeno in famiglia qualcosa sia rimasto per un povero figlio disgraziato. ci sono i tortelli di zucca fatti dalla nonna, che vuol dire dosi da esercito lanzichenecco. qualcosa c’è dunque ed è anche buono, la nonna è una garanzia culinaria di prim’ordine. il vino ce l’ho io. come in liguria, anche le specialità brasiliane sono due: feiʒu’ada e prenderlo in quel posto. e la feijoada està acabada …finita.

ai prossimi mondiali vi faremo un culo così.

con uno strano pigiama nero

18 Novembre 2007 Commenti disabilitati

arrivo a casa, dopo una serata con gli amici. mi butto sul divano così come sono, aspetto che quell’ultimo pezzo di legna smetta di bruciare dentro il camino, poi forse andrò a letto pure io. accendo la tv, tanto so già che non guarderò niente, è solo per vedere figure in movimento. piano piano mi si chiudono gli occhi, la testa cade, la palpebra pure, è una sfida a chi cede per prima. so che non dovrei, devo riuscire a stare sveglio, sto cedendo e penso ad un caffè…

d’un tratto spalanco gli occhi, come se qualcosa, un improvviso e forte squillo fosse suonato nella mia testa. sono vestito con uno strano pigiama nero e dico ’strano’ non perchè sia di quel colore, ma perchè io di pigiama ufficiali proprio non ne ho. sento freddo, forse per colpa del fuoco, penso, che si è già spento da un pò. a quest’ora, si cerca sempre un pò di calduccio… mi guardo intorno e mi accorgo che non so dove mi trovo, questa non è casa mia ma è un pò come se lo fosse, sento che è come se stessi ritrovando un pò di me… un porta lentamente si apre, c’è una luce e mi avvicino. entro. non sembra camera mia, ma non ho paura. davanti a me compare un micio nero, lo guardo e lui fa altrettando con occhi azzurri glaciali, vuole giocare, o meglio, passare un momento di spensieratezza e leggerezza e che sia quel che sia.

c’è un tavolo e sopra il tavolo c’è uno strano libro. lo apro e mi rendo conto che in quel libro c’è raccontata buona parte della mia vita, anche se non tutta. diciamo qualche momento saliente. ma manca ancora molto della storia. ma è sufficiente per ricordare idee chiaramente confuse e confusamente chiare. avrei bisogno di una sigaretta, così, solo per il gusto e non certo per capire questo spazio fatto di luce di luna e di scie di aerei. ascolto ogni suono in silenzio, perchè la voce della luna mi raccontera’ mille cose, la voce della luna mi accarezzerà fino a quando sarò qui. infatti improvvisamente, sento un dolce tepore nell’aria, talmente piacevole che temo possa trattarsi di qualcosa di proibito, ma è come un lento massaggio che scioglie i muscoli e tutti i pensieri che girano vorticosi nella testa e che mi regala un sorriso dolcissimo che ho paura possa perdersi da un momento all’altro. semplice e leggero come una carezza. ho sempre addosso quell’insolito pigiama nero e ancora non ho capito in quale strano mondo parallelo mi trovo, quale strada abbia percorso per arrivare fino a lì e soprattutto dove mi porterà ancora. forse alla fine potrò dire che sarà stato bellissimo anche solo percorrerla, quella strada,
perchè l’importante è il viaggio, non dove andrò

così come era arrivato, con la stessa rapidità, quel tepore sparisce e mi ritrovo nuovamente a combattere col freddo ma con la certezza di aver ricevuto in dono una sensazione splendida. vedo altra gente intorno a me, muoversi in questo clima pungente. vorrei tanto fermarmi e chiedere chi sono loro, cosa fanno, cosa vogliono dalla vita e se stanno partendo o tornando.
da lontano scorgo casa mia. mi addormenterò prima ancora che la mia testa tocchi il cuscino. qualcuno mi chiederà perchè sono andato a dormire con la tuta nera da ginnastica e quel qualcuno mi mette una mano sulla spalla e mi sveglia.

è ora cambiarsi e di iniziare una nuova giornata.

nirvana da 66cl

13 Novembre 2007 Commenti disabilitati

ho sete. apro il frigo e dentro c’è una splendida birra chiara in bottiglia di vetro.

ma sì, un sorso. un aperitivo prima di cena, casomai.
la verso nel mio bicchiere da birra, ‘regalo-non-dichiarato’ di un pub scozzese visitato qualche tempo fa insieme a mio fratello. bella vacanza, quella.

brindo un pò a me stesso, un pò a chi oggi ha vinto, a chi mi ha offerto la colazione,
a chi mi ha dato una mano, a chi sta ‘lavorando’ su mia richiesta e mi sopporta.
bicchiere pieno, birra leggera, fresca, scende a cascata. alla salute. toc, toc

>> non mi sono dimenticato di te, domani resuscito e ci sentiamo. per oggi scelgo l’oblio…

io ho appena finito una birra da 66cl a stomaco vuoto. sono a casa, non devo uscire e ci stava,
proprio tutta quanta e tutta d’un fiato. più che oblio, io punto diretto al nirvana.

buona serata, amico mio.

storie di persone e colazioni

10 Novembre 2007 Commenti disabilitati

stamattina ho messo la sveglia alle sei. ’sabato’, ’sveglia’, ’sei’.

a parte che iniziano tutte con la ’s’, mi chiedo: perchè? perchè sono sfigato, che inizia con la ’s’. no, perchè ’s’eriamente devo fare il mio ’s’econdo lavoro, quello di ’s’impatico, pacioso ed imprevedibile albergatore. ma ho messo la sveglia alle sei perchè so già che non mi alzerò mai alle sei, mi sveglierò e mi godrò un pò quel dormiveglia prima di mettermi al lavoro davvero. e giusto per continuare sulla linea del calduccio, quasi quasi mi alzo e entro in una doccia bollente, così almeno assesto l’equilibrio mandetendomi sempre in temperatura. esco di casa prima delle otto, nessuno per strada, trovo parcheggio un pò lontano ma due passi li faccio fin quasi volentieri. inizio ad apparecchiare le tavole e la prima a presentarsi a far colazione è una gentile signora anziana, minuta, ma dalla voce squillante. temo quelle persone, perchè non stanno mai ferme, sempre in movimento a fare, brigare, spostarsi, vedere, andare, camminare… oppure ferme a raccontarti la storia della loro vita, senza darti la benchè minima possibilità di dialogo. roba che quando inizi tu dicendo ‘a me una volta…’ loro hanno un aneddoto simile e cominciano a raccontartelo e tu non sei neanche ai titoli iniziali del tuo di episodio. spero sia il primo tipo di nonnina, così fa colazione e se ne va, che tra l’altro sta uscendo anche una bella giornata.

no, non è quel tipo di nonnina. è l’altro.
in poco meno di un’ora (e mi è andata fin bene), mi sono ascoltato tutta la sua vita per sommi capi, partendo dalla somiglianza che io ho con mia madre, passando ai suoi cani che sono morti (ciao Briciola…), fino a raccontare che suo marito ha tentato di ucciderla con un machete.
almeno, non sono le solite storie di reumatismi, sciatica, femori spaccati e vene varicose.

ho atteso con ansia terribile l’arrivo dei secondi ospiti che dovevano far colazione. e come sempre, la mia ancora di salvezza arrivava da genova. una coppia, genoani purtroppo, ma a cui mi sono ‘aggrappato’ perchè, dopo passato e presente, avevo paura che la signora mi parlasse del suo futuro e di cosa volesse fare da grande. poi, quasi contemporaneamente ai genovesi, è scesa una coppia di francesi. eehh, ma allora ce l’avete con me stamattina. dai, facciamo un gioco. si chiama: indovina che tra le due coppie ho servito per prima, a chi ho chiesto se era tutto a posto e a chi ho offerto dell’altro caffè e alcune fette di torta sbrisolona?
esatto. a me ‘genova’ è sempre piaciuta, come zona.

finisco le colazioni per tutti gli altri e mi metto io a farla. finalmente cinque minuti di relax. chiama mia madre. e ti pareva. inizia a raccontarmi la storia della buona vecchina che stava per essere uccisa dal marito col machete. argh. voglio solo sapere a che ora arrivano i primi, nuovi ospiti di oggi. sta arrivando da me una famiglia, devo preparare le due biciclette che ci sono qui in cantina. strano, di bici ne ho anche nell’altra casa… mah. come tutte le biciclette in cantina che si rispettano, le ruote sono sgonfie. devono essere sgonfie, per contratto. e, sempre per contratto, non c’è mai nulla per gonfiarle. mi si fredda il thè, maledizione. arriva la famiglia. ho capito perchè servivano le bici qui. cinque figli più papà e mamma. data la bella giornata di oggi, hanno deciso di muoversi in città pedalando. quelle dell’altra casa erano già state consegnate.
in pratica, sembrava la partenza del giro d’italia.

tralasciamo le camere da risistemare, tralasciamo che in una stanza il deodorante per ambienti è caduto e si è rotto e sembrava di essere in una camera a gas, tralasciamo che ora puzzo di deoambipur al gusto che non so qual’è ma mi fa schifo, arrivo a casa e pranzo. prima di entrare, prendo la posta. c’è una lettera (non cartolina, lettera) dal regno unito. ho un paio di amici là, ma nessuno, dico nessuno che conosco che si prenda la briga di scrivere una lettera a mano, si viaggia via mail, chat, skype (se solo mi decidessi a metterlo). forse forse un romantico della carta e penna c’è ancora e può mandarmi i suoi saluti da braiton’… però suona strano.

apro la lettera e viene fugato ogni dubbio, perchè la calligrafia proprio non è nei miei archivi della memoria. soprattutto non capisco quei settanta euro che ci sono all’interno. leggo il nome e mi suona di già sentito. ma certo, una richiesta di camere di qualche giorno fa… la pazza pignola inglese ha mandato la caparra per posta. dio salvi la regina. questa qui la voglio proprio conoscere, è più precisina e pignola di me. le rispondo per e-mail che sono arrivati i soldi, la ringrazio moltissimo e dentro di me provo paura, perchè questa è matta. però caspita, quando arriva? mica è segnata nel registro presenze. panico. rischiamo l’incidente diplomatico con i sudditi di sua maestà. preparo il kilt che ho comprato in scozia, ci sarà da guerreggiare. libertààà… ricontrollo la sua e-mail di richiesta. prenotazione dal ventotto luglio duemilaotto al primo agosto duemilaotto. in pratica, fra dieci mesi. vorrei concludere la mia e-mail come faccio sempre, scrivendo ‘grazie per la sua conferma bla.bla.bla… arrivederci a presto. cox’

ma stavolta proprio non ce la faccio. god save the Queen.