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Archive for Dicembre 2007

c’era una volta a natale

26 Dicembre 2007 Commenti disabilitati

c’era una volta,
le corse dell’ultimo minuto per comprare i regali,
le corse dell’ultimissimo minuto per impacchettare i regali,
il sorteggio tra fratelli per andare a prendere la nonna
e farsi mezz’ora di discorsi monodirezionali perchè lei è sorda
e tanto argomenti in comune ce ne sono proprio pochi
a meno che uno non sia colpito da dolori di varia natura.

c’era una volta,
la mamma che staziona in cucina a fare da mangiare,
che tanto nessuno mangerà mai tutta, tuuuttaaa quella roba,
se non nei successivi x-giorni, dove ‘x’ è un numero altissimo
e quest’anno ci manca anche Briciola che ci dà una mano…ops, una zampa,
c’era la cena della vigilia con la tavola elegante, con l’apertura dei regali
che molti informatori e spie dell’ultimo mimuto avevano più o meno pilotato,
in un susseguirsi di richieste sottobanco alla disperata del tipo ‘a lui cosa serve?’,
in cui alla mamma si regala un docciaschiuma all’albicocca&pesca
e al papà una raccolta di arie di maria callas, che accidenti a me
e a quando gliel’ho conseganto prima della cena, dopo almeno conciliava il sonno…
e poi anche al pranzo ufficiale di natale, quello con la nonna,
che mio fratello ha perso il sorteggio ed è toccato a lui andare
e a conoscere l’universo sconosciuto dei dolori reumatici…

c’era una volta,
e fortunatamente c’è ancora,
l’abitudine di ritrovarsi a casa mia tra noi vecchi insopportabili amici,
in quello che i più benevoli chiamano ‘natale a casa cox’,
ma che in realtà profuma moltissimo di ‘fuga dai parenti’,
e che bello rivedervi tutti ancora una volta, a dir vaccate,
e che bello è stato vedere le vostre facce, tutte quante,
quando avete aperto i sacchetti regalo e avete iniziato a giocare.
il più bel regalo di natale è forse stato vedere questo.

c’era una volta,
il giorno dopo natale, che inizia l’atroce carneficina degli avanzi,
che ancora sembrano piatti normali, un pò perche è passato poco,
un pò perchè le mamme ma soprattutto le nonne sanno come sistemarli…
che oggi tocca a me riportare a casa la nonna
perchè mio fratello è già partito, e dai, una volta per ciascuno ci sta
solo che ora che alla nonna è passata l’euforia da festeggiamento,
parla un pò meno e soprattutto di cosa deve fare una volta a casa
e quindi a me è andata un pò meglio che a lui, a dirla tutta.

c’era una volta…
ed era un natale difficile:
le renne avevano la dissenteria e il vomito,
babbo natale aveva dovuto pulire tutta la stalla,
metà degli gnomi era a letto con l’influenza,
gli elfi erano in sciopero per solidarietà con i tacchini.
poi si era rotta la slitta e babbo natale si era appena maciullato un dito per aggiustarla.
quando all’improvviso entrò un angelo e disse:
“auguri per un felice natale!! dove metto l’abete??”
fu così che nacque la tradizione dell’angelo in cima all’albero.

tanti auguri a tutti.

al tugo nevica un pò

17 Dicembre 2007 Commenti disabilitati

sto tornando a casa dopo uno splendido weekend. davvero, splendido.

quei weekend in liguria che sanno tanto di spina staccata col mondo, quel mondo alternativo dove tutto è conosciuto ma tutto è nuovo, tutto è intenso ma calmo nello scorrere delle cose, dove le giornate passano in un secondo e invece quando ti chiedi che hai fatto oggi, la mattina e tutte le cose in mezzo sembrano tanto lontane, che quasi non ci credi. quei weekend dove non vuoi perdere neanche un secondo perchè sai che sarà comunque bellissimo, che parti alla sera uscendo dall’ufficio con la valigia in macchina e ritorni il lunedì ad orari mattinieri improponibili. magari anche un pò dopo, se le cose prendono una piega strana…

quei weekend dove gli amici li vedi quasi tutti, li senti, li vivi.
e che sia quel che sia, maledizione, le persone le vivi e non puoi farci niente.
un weekend dove una pizza al venerdì è quasi un evento, che ti immaginavi poteva finire così, dove al sabato prendi stranamente un treno e raggiungi un altro dei tuoi amici, come se da te partisse la chiamata a raccolta di quel che sarà per un paio di giorni. c’è il sole, si sta bene. giri, fai qualche commissione, come fossi uno di lì. poi di nuovo un’altra serata, tutti insieme in compagnia, e di nuovo il giorno dopo, davanti ad un piatto di cinghiale veramente enorme che ci crea non qualche difficoltà.

e poi l’apice dello schiamazzo, quegli applausi e urla di gioia in un teatro troppo elegante per queste cose, per festeggiare e partecipare all’emozione di uno di noi, teso e paonazzo là sul palco, a cantare canzoni decisamente non del nostro genere, ma che per una sera ci uniscono e ci fanno lo stesso urlare, per lui, per noi, per tutti noi, alla faccia delle signore eleganti che sedute di fianco a noi ci guardano un pò schifate. ed allora è ancora più bello fare il tifo per lui.

al lunedì mattina si riparte, con quattro ore di permesso nello zaino, che rendono la cosa ancora più sublime, che ti fanno uscire dall’etichetta di turista e ti fanno entrare quasi in quella di pendolare lavoratore… ma prima di andarsene, ci sono ancora un paio di questioni da sistemare e chissenefrega se la seconda porta via un pò di tempo. davvero, chissenefrega. per quello che non ho fatto e avrei potuto fare, per quello che ho fatto e avrei potuto non fare. chissenefrega perchè in fondo certe persone le vivi, in un modo o nell’altro (soprattutto nell’altro), e non puoi proprio farci nulla perchè è più forte di te. se là in fondo c’è un pò di vuoto, da qualche altra parte c’è qualcosa che proprio non se ne andrà mai più. e che sia quel che sia.

e mentre percorro l’autostrada del ritorno so già che mi fermerò, come sempre, all’area di servizio ‘tugo est’ per un caffè proprio sul passo della cisa, che in una galleria di un paio di kilometri divide la mia vita di quà da quella di là, divide un bel weekend di sole da una grigia settimana di lavoro in attesa delle feste.

e proprio per ricordarmi che presto sarà natale, lassù al tugo nevica un pò.

non sarà mai più lei

14 Dicembre 2007 Commenti disabilitati

una lunga strisciata sull’asfalto, poi il cordolo e quell’albero messo lì, quasi ad aspettarla…
rovinata nei suoi punti più vitali, un denso liquido nero come sangue che usciva dal suo cuore, il motore. un nuovo dottor frankenstìn la sistemerà e la rimetterà a posto, ma non sarà mai più lei, non sarà mai più “frau bluker”. la nuova e sfrontata “hornet” già fa la padrona in garage, con la sua livrea blu metallizzata e quei quattro cilindri pronti, si spera, a fare nuovi chilometri.

nella parole di un compagno di viaggio, il miglior ricordo:

“…frau bluker t’ha portato ad agosto
dove nessuno è mai stato portato
dopo aver preso la patente a gennaio…”

a caponord, in effetti. scusate se è poco.

piccole ore di sonno

10 Dicembre 2007 Commenti disabilitati

c’è chi salta i pasti e si dimentica di mangiare, io perdo ore di sonno.

per lavoro, per piacere, per me.
sto dormendo veramente poco in questo periodo, faccio le cosidette ore piccole… o non faccio proprio le ore, che forse è il meno, visto che poi dormire un paio d’ore e svegliarsi è molto più traumatico che non dormire affatto. perchè alla fine delle due ore (scarse), ti svegli che sei rincoglionito e ci resti fino alla sera del giorno dopo… tanto vale allora fare un sacrosanto e filato dritto, ti imbottisci di caffè e passi la tua giornata normalmente, come se niente fosse, mentre nella tua testa risuona la frase “se mi fermo, mi fermo!!”

l’ho fatto per lavoro, avevo parecchie cose da finire a casa e devo dire che ho recuperato un bel pò, anche perchè avevo delle scadenze da rispettare e, seppur all’ultimo e con qualche affanno, ce l’ho fatta… l’ho fatto per piacere, perchè quando si è in buona compagnia, di qualunque natura sia, è sempre un piacere. perche ti ritrovi a parlare di tutto e niente, con un calduccio che ti si unisce ai vestiti o con un pò di rock in sottofondo o davanti ad una birra o a chissà cos’altro. perchè finalmente ti ritrovi ad avere nuovi modi di comunicare con chi è più lontano, che non sentivi da un pò. momenti calmi che proprio te li godi fino in fondo perchè fanno comunque bene. per me, perchè restando svegli si possono ammirare piccole e semplici cose splendide e farlo quando tutti gli altri dormono ti fa sentire un pò diverso, quasi unico.

però tutte queste belle sensazioni le paghi alla fine… cioè alla fine del giorno dopo.
avrei bisogno di qualche piccola ora di sonno, ma di quelle che vai a letto con la coscienza a posto, consapevole di aver fatto tutto e di non sapere proprio chi/come/cosa poteva esserci in più. di quelle che ti svegli e per un pò non devi pensare proprio a niente. avrei bisogno di addormentarmi con un massaggio di quelli che sciolgono i muscoli, di quelli che…

“io intanto mi addormento, poi voi fate quel cazzo che volete, a me non interessa”.

a giulia e lino

2 Dicembre 2007 Commenti disabilitati

giulia e lino, da un pò, non ci sono più.

nella vita di ciascuno di noi ci sono persone che pare possano essere catalogate come ‘conoscenti’, ma nel momento in cui mancano ripercorri involontariamente la loro storia, come e quando sei entrato in contatto con loro e cosa hanno portato loro nella tua vita. giulia e lino erano entrati nella mia di vita prima ancora che io nascessi…

…ce lo aspettavamo dopotutto, data l’età, ma non avevamo mai voluto sincerarcene veramente, un pò per i mille impegni che affollano la nostra vita, o forse per timore di sentirci dire che in effetti era davvero così. ma stamatina in un momento di calma abbiamo chiamato la loro figlia, amica dei miei, e abbiamo sentito quello che dentro di noi, malinconicamente, sapevamo.
giulia e lino non ci sono più.

abitavano a levanto, liguria, appena fuori dal paese, prendendo una strada in salita si arrivava a casa loro, sul versante di una montagna. nel versante di fronte, c’era una volta un campeggio abusivo. i miei erano in quel cameggio la sera che gli ’sbirri’ sono arrivati a chiudere tutto. in mezzo ad una strada in un giorno di giugno, hanno pensato di andare a chiedere un pezzetto di terra per mettere la tenda ai proprietari di quella casa rosa, sul versante di fronte. conobbero per la prima volta giulia e lino. l’estate successiva andarono direttamente da loro, e poi ancora, e poi ancora, il pezzetto di terra diventò un’area, che diventò un vecchio ovile rimesso a posto con un fornello e un letto, che diventò un miniappartamento, sempre condito da quel tocco di abusivismo che mai non guasta. ho fatto lì il ‘mio primo campeggio’, a sei mesi. ho fatto lì il mio primo campeggio senza genitori ma con un amico. i miei erano tranquilli, perchè all’occorrenza c’erano giulia e lino.

insieme una vita, 63 anni. cose splendidamente fuori dal normale.
giulia era una signora gentilissima, ogni volta che andavamo a trovarli apparecchiava la tavola con pane, caciottine, formaggi, acqua, vino e dolci e noi si faceva una merendina talmente sostanziosa che ringraziavi il cielo che la strada per tornare al paese era in discesa, perchè se no ti toccava dormire lì. e poi faceva uno stufato di cinghiale che era la fine del mondo. è stato da loro che l’ho mangiato per la prima volta e buono così, raramente l’ho mangiato da altre parti.

lino era un pazzo. di quelli buoni, ovviamente, ma fuori come un poggiolo. era un partigiano, quello ha sparato e combattuto su quei monti. camminava per le montagne che neanche noi baldi giovani riuscivamo a stargli dietro. ci raccontava le storie di una vita, gli aneddoti divertenti e se non lo erano li rendeva tali. raccontava storie di vita vera, la sua. ci raccontava delle sue uscite clandestine per uccidere i cinghiali, insieme al comandante dei carabinieri, alla faccia della clandestinità… cacciava cinghiali di frodo perchè tanto, diceva, alla sua età non possono proprio metterlo in galera. un pazzo, di quelli sinceri. come quando ci ha raccontato di aver trovato in uno dei suoi casolari sparsi per i ’suoi’ monti un arsenale di qualche brigatista o roba simile. ha denunciato subito il tutto, ma le due bombe a mano che si è tenuto, beh, quelle no. e con occhi sornioni ci ha detto che funzionavano molto bene. e tutte le volte che andavamo a trovali, intanto che ci rimpinzavamo col banchetto preparato dalla moglie, lui si presentava con la spada da generale dell’esercito e ci raccontava, di nuovo, la storia di come aveva fatto a trafugarla, nascosta lungo la gamba dei pantaloni, fingendosi ferito… ed io ero estasiato per come la racontava, ridevo come se fosse stata la prima volta che sentivo quella storia.

hanno accolto in casa loro prima i miei genitori ed i loro amici, poi me ed i miei di amici, sempre a braccia aperte, con il sorriso, con le loro storie, con le loro cose buone da mangiare, con la loro simpatica e sincera gentilezza.

se amo la liguria, e tutto che ne è conseguito, è stato anche per merito loro.