e la nonna disse
sto riordinando&riorganizzando una parte di magazzino aziendale.
è un lavoro che, anche se non faccio io fisicamente ma faccio fare su mie imperiture disposizioni, mi dà una certa soddisfazione interiore. e mentre do severe ma giuste indicazioni ad altri, mi viene in mente mio nonno, perchè lui con questo tipo di lavoro riorganizzativo ci si sarebbe sballato non poco e, anzi, l’avrebbe fatto lui stesso per essere sicuro che fosse tutto fatto come dio comanda. e mi rendo conto di essere molto uguale a lui, come carattere.
poi arriva ieri sera e complice uno scherzo da fare, chiamo mia nonna: devo prenderla teneramente in giro perchè teme che andando ad ascoltare la discussione della tesi di laurea di mia cugina, la possano interrogare pure a lei. non voglio perdere l’occasione di chiederle qualcosa, farle fare uno scherzoso ripasso generale.
oggi interroghiaaaamo…interroghiaaaamo… la nonna.
intanto sento anche un pò come sta.
sa chi ha scoperto l’america, ma la data non se la ricorda. ha le potenzialità, ma non si applica. e non le posso neanche chiedere di venire accompagnata dai genitori, per ovvi motivi anagrafici. vado con l’argomento a piacere, cioè le racconto di quello che sto facendo in azienda e di come oggi mi sia venuto in mente il nonno.
e la nonna mi dice che è sicura che farò un gran bel lavoro, ma non tanto perchè io sono uno dei suoi amatissimi nipoti, ma perchè sa che sono pignolo come lo era il nonno. dice che siamo uguali io e lui, ma proprio lo stesso carattere, ma pignolo nel senso buono, dice amorevolmente per evitare che mi possa offendere, inteso come preciso, ordinato, serio, inquadrato.
insomma, pignolo. e se lo dice anche mia nonna, ormai non tento neanche più di togliermi quest’aggettivo di dosso.
e intanto il lavoro procede e mio nonno oggi mi manca un pò di più.