CAPONORD

“…siamo fatti per partire, per cercare sempre la fonte.
per vivere in viaggio, come pellegrini, che continuamente si mettono alla sequela,
e che, arrivati ad un certo punto, vivono il pensiero che hanno scritto fino a lì,
solo come introduzione al tema… e poi vanno a capo per continuare la storia!”
(Madre Teresa di Calcutta )

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…cerco il caffe’ alla mattina sennò il cervello non si avvia,
cerco una t-shirt che adoro e che non ricordo dove sia
cerco un’america che forse non c’e’ nemmeno piu’,
cerco un nastro d’asfalto che corre dritto verso il blu
cerco un giro in moto con due amici e poi quattro chiacchiere,
cerco un paio di birre ed un racconto che faccia ridere
e cerco le risposte che non trovero’,
le cerco perche’ l’importante e’ il viaggio non dove andro’…

torno subito,
resto ancora un attimo, devo dare un’altra occhiata al mondo poi tornero’…
torno subito,
resto fuori ancora un po’, devo dare un’altra occhiata al volo poi tornero’…

…vieni con me? vieni con me, ti va??…

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Quattro Marzo DuemilaSette.

…è primavera. Sono davanti ad un piatto di chinghiale, sul passo del Faiallo, sopra Genova. Sono con Andre, è più affamato di me ma stiamo parlando di tutto e di niente. Quest’anno andremo in vacanza in Spagna in moto. La cosa ci esalta. Non è un giro iperbolico, è fattibile come primo, serio giro in moto. Pensiamo a quali altre mete varrebbe la pena visitare con le due ruote. Ma io ho in mente solo la Spagna. C’ero già stato (vedi ‘IbericEide’), me ne ero innamorato e voglio tornarci. Come sempre, il filo del discorso si perde quasi subito. Siamo campioni di cambio di discorso senza accorgecene, tra l’altro.

Andre mi racconta che un suo amico era stato per non-so-quale motivo a Tromsø, in Norvegia. E diceva che era pieno di belle ragazze, ma veramente pieno di føche. La nostra piccola fantasia di stupidi maschietti pervertiti, forse aiutata dal vino e dalla pancia ormai piena, subito ha fatto nascere l’idea di andarci, tra le risate generali. Tromsø è a nord, parecchio a nord, moltissimo a nord. E lì vicino c’è pure Caponord. Io e Andre ci guardiamo. Gli occhi si allargano, il sorriso si espande. Io dico subito di no ma è solo un riflesso condizionato: ‘urla no, poi negozia’ è la regola per ogni trattativa.

Andre ripete: potremmo andare a Caponord in moto. Non serviva altro. Avevamo una meta.

Vieni con me? Vieni con me, ti va??…

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DIARIO DI VIAGGIO: ‘COSA FATTA, CAPONORD’
(www.escusa.it)

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28/07/07 > Verona, in treno verso Amburgo

Quaranta gradi e noi siamo in strada alle due del pomeriggio con tute da moto imbottite, nere.
Non sarà un viaggio facile.

Andre >> È iniziata questa grande avventura. Tre pazzi diretti a CapoNord. CapoNord! Ancora non riusciamo a capacitarcene. Sembra ieri (marzo) che l’ho buttata lì, davanti a un piatto di cinghiale al Passo del Faiallo: “Per le vacanze potremmo andare a CapoNord”. E ora ci ritroviamo su questo treno teutonico, verso Amburgo, città da cui partirà ufficialmente questo nostro giretto di mezz’estate, del quale chi più chi meno abbiamo avuto un assaggino raggiungendo Mantova e poi Verona. Questa mattina ho imboccato la Val Trebbia intorno alle 08.30, un fresco da rimanere lì tutta l’estate, 18, 16, addirittura 14 gradi. Un sogno da cui mi sono purtroppo svegliato appena giunto a Piacenza, con i numeri sul termometro che diventavano sempre più grandi man mano che mi inoltravo nell’odiata pianura. L’italia del nord è stupenda, ma non ci fosse quella graticola che è la Padana sarebbe meglio. A casa di Roby ho subito il mio martirio: taglio cortisssssimo dei capelli, come non accadeva da almeno vent’anni. Ma d’altra parte non sarebbe stato salutare stare per venti giorni col casco, coi capelli lunghi. Poi un pranzo veloce e il trasferimento a Verona, le moto sulle bisarche e la sistemazione in cabina. Il letto è corto. Va be’, me l’aspettavo. Abbiamo mangiato nel vagone ristorante cose teteske, con proverbiale birretta, e ora siamo a letto fucilati dalla giornata. Pescheria, portami via. E arrivederci ad Amburgo.

La considerazione strana di questo inizio vacanza è che è tutto totalmente diverso, nuovo. Ci spostiamo in moto, ed è la prima volta. Abbiamo preso il treno con moto al seguito, ed è la prima volta. Ceneremo in un vagone-ristorante, ed è la prima volta per tutti. Poi dormiremo principalmente negli alberghi ed è la prima volta, dopo anni di campeggio. Personalmente, sarà la prima volta che visiterò la Scandinavia e che per una vacanza spenderò ben oltre i mille euri. Ma ne vale decisamente la pena.

Compagni di viaggio migliori non potevo averne: Andre e Rugi. Due ingestibili. Davvero. Scherzo. Ogni tanto devo fare l’antipatico per smuoverli un pò, sono tendenti al ‘rallentamento’… però sono organizzati, fieri, cattiFi und Ferocen quanto basta. Pochi problemi, molto cibo e nessun battibecco che non si possa risolvere davanti ad una birra da 60cl. Poi per il resto tutto bene: altissima dose di follia, per un viaggio del genere.

Le moto sono cariche al punto giusto, il carico/scarico durante le soste non dà problemi. Io, per ora, sono contento di come ho scelto ed organizzato i miei bagagli. Potevo migliorare qualcosa, ma sono puri dettagli. Va bene così. Frau Bluker per ora è contenta. Alhambro, il mio geko personale di pezza, pure. Già, perchè c’è anche lui. L’ho portato, sarà la mia mascotte.
Sì, si sta divertendo.

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29/07/07 > Amburgo -Frederikshavn

Non è vero che i tedeschi sono precisi, puntuali, inquadrati. Sparano, ma non è vero che i tedeschi sono poi così ‘tedeschi’. Perchè il treno è arrivato ad Amburgo con 3 ore buone di ritardo. Che ci costringono a fare 550km in un pomeriggio. Meno male che in Germania non ci sono limiti di velocità. Appena fuori Amburgo piove.

Andre >> Be’, però ad Amburgo abbiamo guidato le moto dentro la stazione. Intendo tra i turisti, come fossimo per strada. Forte! Be’, dicevamo, primi ottanta km sotto un’acqua che Dio la mandava, giusto per prepararci ai prossimi giorni. I completi da pioggia hanno tenuto. Meno male. Poi, sole. Con un vento che in certi punti dovevamo guidare di sbrincio per non farci spostare troppo. Arrivati a Frederikshavn (o come cavolo si scrive) abbiamo vagato un po’ per cercare un tetto da porre sopra le nostre inutili teste. Trovato al terzo tentativo. Un po’ caro forse, ma niente male. Però, troppo rosa! Alla reception, una tipa simpatica come una palata di merda su un muro bianco, ma chi se ne frega!

Data l’ora e la stanchezza e la non completa esperienza al colpo d’occhio in merito, va bene quest’albergo e chissenefrega. Vicino ad un ristorante. Domani mattina col traghetto andremo in Svezia. I 550km ce li siamo fatti davvero in un pomeriggio. Penso che l’adrenalina da inizio viaggio abbia mascherato egregiamente la fatica. Non male, come partenza.

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30/07/07 > Frederikshavn – Goteborg (sul traghetto)

Andre >> Ci alziamo belli freschi e riposati, facciamo una buona colazione, ci bardiamo che neanche Robocop e facciamo… 600 metri in moto fino al traghetto. Sul ponte del traghetto per Göteborg, tra i deliri da ingegnere di Ruggi e la varia umanità che passava, abbiamo cercato sulla guida un albergo e pianificato nei dettagli la giornata: cazzeggio per Goteborg.

Rugi ha già fatto una discreta scannerizzazione del traghetto su cui siamo. Io e Andre siamo a poppa all’aperto, c’è un discreto sole ma anche vento. Lo speaker annuncia qualcosa, ma non capiamo. Credo che chieda di tenere buono Rugi, che sta smontando pezzi per vedere, studiare, modificare. In realtà stiamo passando vicino ad un arcipelago di ‘non so quali cazzo di isole’, però è tutto molto bello. Anche un tipo che passa sul ponte del traghetto con due casse di birra in mano è molto bello. Spero non sia il comandante. Rugi fa foto. E’ bravo, poi gliele ruberò. Ancora lo speaker ma Rugi è qui seduto, non capisco. Forse ci dice che stiamo arrivando. Abbiamo già cercato sulla guida gli hotel a Goteborg, in centro. Magari proveremo a cercarne uno in periferia, costano meno. Perchè in fondo siamo sempre ‘genovesi’.

Passiamo un piccolo isolotto di terra grosso come una casa. Su cui è costruita una casa, grossa come l’isolotto di terra. Luogo per ninfomani e misantropi. ‘Urla pure, tanto non ti sente nessuno…’ Quasi quasi faccio richiesta per acquistarla, quella casa.
Tra un pò arriviamo. Un’ultima osservazione: ma quanta gnocca che vedremo… che vedremo. Punto.

Andre >> Göteborg. Bella città, belle ragazze, buona birra, etc. Niente male. La giornata, da un punto di vista climatico, è stata clemente, tra l’altro. Ha piovuto solo nel momento in cui mangiavamo all’interno di un locale. Promettente, tutto sommato. Una sana pescata, una birra (buona) in un pub, e anche per oggi Morfeo avrà il suo sacrificio. Roby suggerisce che sarà lui in quanto più debole del gruppo.

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31/07/07 > Goteborg – Oslo (…paura)

Andre >> La giornata è cominciata benissimo. Colazione notevole che ci ha fornito energie fino a sera. Ci siamo messi per strada a un’ora decente, direzione Oslo. Autostrada tipica svedese: asfalto ottimo, paesaggi incantevoli, foreste e cibo potenziale quadrupede. Senonchè, a poco più di un centinaio di km dall’obiettivo, su un tratto di statale, un idiota (perché ce ne sono anche qui) si ricorda all’ultimo di dover svoltare, inchioda, la macchina dietro inchioda, io faccio una frenata da manuale dopo l’inchiodata di Ruggi, Roby inchioda e si ribalta, e mi sgambetta. Due moto a terra. Noi intonsi, Gwaihir con qualche graffio su borsa e parabrezza e barra di uno specchio rotta (e la solita freccia col vetrino da cambiare), Frau danneggiata in modo più serio: testa di un cilindro, fanale, pedalina e borsa destra da sostituire.

Oggi ho avuto paura. Sul serio. La mia prima caduta in moto. Paura non solo per me, principalmente. La moto me la riparano, e al di là della spesa economica, paura che questo possa mandare a monte la vacanza. Mi hanno detto che faranno di tutto per ridarmi la moto venerdì. Oggi è martedì. Saremmo ancora in tempo utile. Perderemo la tappa di Bergen e una promessa che ho fatto e che mi scazza non mantenere. Non so cosa questo voglia dire, se non che certe promesse sarebbe meglio non farle più.

Ho subito mandato sms, ho subito chiamato mia madre. C’erano cose che dovevo dirle, subito. Tipo quella di ricaricarmi sulla carta di credito dei soldi extra per la riparazione. Previdente. Ma non era tutto qui. C’era la voglia di sfogarmi, a parole, di buttar fuori un pò di quella adrenalina accumulata. Per un pò ho perso la testa. Non riuscivo più a pensare. Amici, fatelo voi per me, ve ne prego. Mi chiedevano informazioni, anche banali, tipo ‘dove andiamo? cosa facciamo? come agiamo?’ ma io niente, non c’ero. Avevo solo voglia di arrivare da questo stramaledetto centro assistenza BMW per risolvere il mio problema. Avevo bisogno di qualcuno che mi ci portasse, per mano. ‘La tua moto è in buone mani’, mi hanno assicurato. Potevano essere un pò più gentili, ma non riesco a pensare a ‘come’ potevano esserlo. Ma in fondo va bene così.

Momento patetico di analisi interiore.
So come sono fatto: accade qualcosa di imprevisto e ciao, sparisco. Poi piano piano riprendo, riorganizzo le idee. Ma sul primo momento il black out è totale. Non è bello (anche per i vicini, non è bello). Vuol dire che non sono ancora pronto per il mondo velocemente responsabile dei grandi? Mah, del resto il fatto di non voler ‘nessuna’ attorno e segnale anche di questa poca voglia di assumermi impegni? Sindrome di Peter Pan che in fondo un pò mi piace. Però io quella promessa di Bergen l’avrei mantenuta volentieri. Forse era destino che non ci dovessimo reincontrare. Peccato. D’altro, sarà d’altro.
Fine del momento patetico di analisi interiore.

E adesso sono qui a Oslo, con la moto ferma, con la promessa di un concessionario che farà di tutto per consegnarmi la moto venerdì. Con nel cuore la voglia di continuare, con nella testa il pensiero di tornare a casa. Di non aver tempo di riuscire ad andare e tornare da Caponord. Con la rabbia di non potercela fare, con la paura di farla. Ci dormirò sopra, tanto mi conosco. Domani sarò di nuovo punto e a capo. …poi piano piano riprendo, riorganizzo le idee. Ho rivisto i programmi e, caspita, ce la possiamo ancora fare. Tralasciando cose, forse luoghi, volti e mangiando solo dei gran chilometri. Un pò mi seccava il fatto che Rugi dovesse tassativamente tornare prima. Ora mi secca di fare perdere tempo. Siamo pari. Ruote al centro e accelerare. Non troppo, si rischia di cadere.

E alè, non si trova posto in nessun albergo. Ora, il problema è che non possiamo muoverci, in 3 con 2 moto e i bagagli. Tutti i bagagli. Speriamo in qualche albergo fuori dal centro, una bettola, qualcosa… Due anni fa in Spagna mi andò meglio: 1 giorno per cambiarmi le pastiglie dei freni della Golf. No, non rimpiango l’auto. Nemmeno la tenda. Mi dà solo fastidio modificare il programma, sapendo che c’è chi, da questa ‘modifica’ ne verrà penalizzato. In fondo a me poco importa di questo, io tempo ne ho. Mi spiace per uno dei miei compagni di viaggio. Che, tra l’altro, è stato un fenomeno a trovare l’hotel, costoso sì, ma a due passi dal concessionario BMW. Scrivere mi dà coraggio. Quasi catartico direi. Già odio Oslo, speriamo almeno sia una gran bella città. Ho bisogno di una doccia calda. E di una birra.

Andre >> Siamo comunque arrivati a Oslo. Roby demoralizzato di brutto. Mi spiace. Frau è ferma all’officina BMW fino a venerdì 3, se tutto va bene. Salta Bergen, e anche questo mi dispiace moltissimo. Il resto del pomeriggio l’abbiam passato a cercare un albergo. Tutto pieno. Poi, paradossalmente, ne abbiamo trovato uno vicino all’officina. Ci costa un po’, ma è il classico albergo “Luigi XV”. Quello che non ce ne sono altri. Per oggi non avevamo più voglia di girare. Siamo tutti stanchissimi. Un boccone veloce e ora a letto. Domani si cerca il ricambista Moto Guzzi. Belin!

Uuuhhh, chissà la nonna quando (e se) lo verrà a sapere… Mia madre inizialmente era a metà tra la rabbia della spesa e la certezza della mia incolumità. Poi, credo, ha prevalso l’istinto materno. Penso abbia capito che ero veramente a pezzi. Io, non la moto. Quello lo sapeva perchè gliel’ho detto io. Non le capita spesso che io dica che mi sono spaventato. Ho sempre più bisogno di una doccia calda e di un paio di birre. Facciamo tre. Probabilmente stasera mi ubriacherò. Sul serio. Tanto sono a piedi.

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01/08/07 > Oslo

Andre >> La “Grande Famiglia Moto Guzzi”[tm] ha colpito ancora!! Siamo andati dal ricambista Guzzi-Aprilia-Ducati-Etc.. Gli ho chiesto se aveva i pezzi che mi servivano (barra di uno specchio, due vetrini freccia, manopola frizione. Parcheggi di merda). Non li aveva. Ma suo fratello aveva una Norge. Compatibilità totale. Li abbiamo presi dalla Norge e li abbiamo messi sulla Breva. Spesa relativamente ridotta, manodopera gratis e moto di nuovo in linea. E vai! Dall’officina BMW abbiamo poi saputo che i pezzi arrivano domani.

Siamo andati poi in centro con la metro, facendo una tessera che permette di girare tutta la città (mezzi pubblici, musei e quant’altro), abbiamo preso il battello e abbiamo visitato il museo delle navi vichinghe, quello della Kon-Tiki e quello della nave polare “Fram” (dedicato all’esplorazione dei poli). Molto belli davvero. Una volta tornati in centro, siamo andati a mangiare qualcosa e siamo tornati in albergo. Roby, tra l’altro, mi chiede di riportare il fatto che è riuscito, per la terza volta in vita sua, a battermi a scacchi. E’ pure convinto che una partita di scacchi debba concludersi con i due re che, terminato il massacro, vanno a bersi una birra insieme. Mah… delira. La giornata volge al termine, quindi ci appropinquiamo al letto.

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02/08/07 > Oslo

Andre >> Oggi turistata di quelle potenti. Iniziamo la giornata con una bella colazione, buttando ogni tanto l’occhio su una squadra di calcio femminile, della quale però non abbiamo ancora scoperto il piano di alloggio. Prendiamo la metro e andiamo a visitare il museo Munch. Non ho mai visto simili misure di sicurezza in un museo! Metal detector, scanner in entrata e in uscita, telecamere, telecamere che controllano le telecamere, etc.. D’altra parte, con lo spavento che si sono presi, è comprensibile.

Poi andiamo alla fortezza di Akershus, dove visitiamo il museo della resistenza, quello delle forze armate e il castello. Al museo delle forze armate noto (orrore!) alcuni errori nei pannelli esplicativi (tra cui l’invasione dell’Etiopia da parte dell’Italia partendo dalla… Libia!). all’uscita faccio amicizia col custode, un ragazzo di ventisette anni che ha studiato a Roma, e glieli faccio notare. Parliamo un po’ di storia militare e poi, recuperato Ruggi che era un po’ più lento, ci ribecchiamo con Roby che era andato all’officina BMW a vedere la situazione. La moto dovrebbe essere pronta domani, in tempo. Ci rechiamo poi in una zona dal nome un po’ impronunciabile per mangiare qualcosa. Il cameriere ci chiede da dove veniamo e, saputa la risposta, ci chiede se le nostre città sono del nord dell’Italia perché, a suo dire, abbiamo un accento che non gli sembrava italiano. Si vede che ha avuto a che fare solo con italiani del centro-sud. Tornando verso l’albergo, passiamo davanti a un McDonald dove alcune ragazze ci guardano, ci sorridono e ci salutano, ma… erano da arresto! Belin! Va be’, comunque eravamo stanchi. Albergo, birrozza e a letto. Come ormai di consuetudine.

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03/08/07 > Oslo (forse partiamo)

Andre >> Oggi giornata senza particolari avvenimenti, a parte che ci hanno ridato la BMW, se Dio vuole. Iniziata con una buona colazione, come al solito, siamo andati in centro a concludere degnamente il periodo di validità dell’Oslo Pass. Abbiamo visto il palazzo reale, il museo di storia culturale, un museo pieno di posticciate kitch all’inverosimile (che da noi sono fuorilegge da trent’anni), e la galleria nazionale, questa molto bella davvero. Quadri con una luce mai vista, soprattutto quelli di Dahl, e una delle versioni dell’”Urlo”. Siam tornati in albergo relativamente presto, Ruggi e Roby sono andati a prendere la moto mancante, cena, birrozza, altra birrozza e pescata. Domani si riparte. Questa situazione stava facendosi un tantino accidiosa.

Venerdì sera, stiamo andando a letto presto. Domani si parte. Si ricomincia. Per un pò ho anche veramente pensato di tornare a casa. Poi la paura di continuare ha avuto il sopravvento sulla rabbia di non portare a termine questo viaggio. Ho ritirato la moto oggi, riparata. Ruggero dice che è una buona riparazione. A me ‘esteticamente’ non piace, ma io non ne capisco un cazzo quindi mi fido. Domani riparto. In questi tre giorni ogni tanto la paura mi passava davanti, soprattutto tra le sei e le otto di mattina, quando mi rigiravo nel letto chiedendomi se era il caso di proseguire o no. Rileggevo gli sms, cercavo di valutare pro e contro della situazione. Lucida analisi, lucida follia. Tutti mi dicevano di continuare, perchè se avessi lasciato perdere, la moto non l’avrei poi più usata. Parto, ma non sono tranquillo. Non lo sarei comunque.

Nel frattempo, questi tre giorni forzati ad Oslo ci hanno fatto girare la città, scoprendo e visitando musei e cose veramente interessanti. In albergo poi abbiamo vissuto altre esperienze: 1) squadra di calcetto femminile che non siamo ancora riusci a capire a che piano sia, e soprattutto… 2) Gunnar, alla reception dell’albergo, che abbiamo importunato in lungo e in largo e che ci ha sempre risposto, aiutato e consigliato, oltre i limiti dell’umana sopportazione. Non per il fatto che era il suo lavoro fare il ’servizievole’, ma perchè davvero gli movimentavamo la vita; impegnato com’era a rispondere a clienti per lo più rompicoglioni sul serio, le nostre domande e i nostri discorsi fatti con quel leggero alone di idiozia gli rendevano tutto più leggero, secondo noi. Siamo finiti a chiedergli di dire al Re di Norvegia di mettere l’euro come moneta (3000 NOK di riparazione moto quanto è in euri???) e lui in risposta ci ha detto che il Re è solo un fantoccio e poi ci ha chiesto quale fosse quel film di Benigni in cui non smette mai di pisciare (Il Piccolo Diavolo). L’ho invitato al mio b&b, ha detto che se verrà in Italia mi contatterà. Speriamo.

Andre >> Le indicazioni per Trondheim sono proprio qua fuori. La tipa (bona) del meteo ci dà sole-sole-sole. Speriamo abbia ragione.

Partiamo, destinazione Trondheim. Non sono tranquillo e spero che un pò di fifa mi passi mentre guido. E spero anche che NON mi passi proprio tutta, che me ne rimanga quel tanto che basta per guidare attento e concentrato. I miei pazienti compagni di viaggio hanno già detto che mi sopporteranno. Poveretti. Tanto poi lo so che questa promessa durerà solo mezz’ora. Poi mi insulteranno che sono un rompiballe. Bastardi. Si sale, verso nord. 2000km e raggiungiamo la meta, attacchiamo la targa ‘cosa fatta, Caponord’. E poi torniamo a casa. Quasi quasi l’anno prossimo faccio 4 settimane a Lavagna. Ci arriverò in treno, con tre ore di ritardo come è inspiegabilmente successo in Germania, tanto chissenefrega. Però domani partiamo, verso Caponord. Forse guiderò da vero imbranato, basta solo andare avanti, con calma…

Qui a Oslo c’è pieno di belle ragazze. Giovani, se vogliamo. Da galera, per noi poveri stupidi maschietti. Ma la più brutta è ’solo’ carina. Le cozze non fanno parte della fauna locale che vedremo… che vedremo. Punto.

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04/08/07 > Hell, vicino a Trondheim

Andre >> E vai! Cinquecentocinquanta-e-passa kilometri di Norvegia! Finalmente ci siamo sbloccati. Una Oslo-Trondheim da paura! Durante il tragitto ci siamo imbattuti in svariati tipi di cibo quadrupede crudo, ha piovuto, ma neanche tanto, arcobaleni, cascate, un vento della Madonna. A pranzo (alle tre) abbiamo mangiato un enorme panino, che ci si è ripresentato più volte sotto forma di rutti.

Siamo all’Inferno. Non è poi così male!
Sembra il grande salone di una nave da crociera. No, non sono matto. Non che io sappia…

Siamo vicino a Trondheim, in una piovosa ma ridente località di nome Hell, inferno appunto. Oggi tutto bene. Sole, radio e moderata velocità stanno facendomi ritornare il gusto della guida motociclistica. Poco importa se gli ultimi 20km sono stati sotto l’acqua, con i nervi a fior di pelle. Poi siamo arrivati davanti all’albergo. Extra-lusso. Che è gratis!!! Già, perchè è della stessa catena di quello di Oslo e fanno una promozione 4×5: paghi 4 notti e la quinta è gratis, in tutti gli alberghi della stessa catena. Quindi noi siamo qui aggratis. Tre cinghialoni puzzolenti nell’albergo di lusso… c’è un odore di piedi in camera che non ve ne fate un’idea.

Andre >> Ora siamo in un super albergone tipo hall di una nave, dove spendiamo… niente. Infatti le quattro notti in un albergo della stessa catena a Oslo ci hanno dato diritto a un pernottamento gratis. Figata! Birretta, discorsi, seghe mentali di Roby che vuol partire presto, le solite cose, insomma. E ora si dorme.

Domani andremo a Mo I Rana. Si ricomincia a guidare, sperando sempre nel sole. La pioggia mi sta davvero sul cazzo. Ora Andre è al telefono con sua madre, io passo e chiudo fra pochi minuti. Guardo la cartina e non siamo neanche a metà del nostro percorso. Domani mattina vorrei partire presto ma mi sa che non ce la facciamo. Realista. Come reale è la birra che ci siamo presi alla fine di questa lunga giornata, alla fine di questi 600 tiratissimi chilometri. Ci stava, come ci poteva stare anche un thè caldo. Domani mattina, forse. A colazione. Stasera non ceniamo. Domani mattina li distruggiamo, a tavola. Affamato realista.

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05/08/07 > Mo I Rana (Circolo Polare Artico)

Andre >> La giornata è iniziata sotto i migliori auspici. Fuori dall’albergo nuvolo, ma dentro due cameriere da levare di sentimento! La strada tra Trondheim e Mo i Rana è bellissima. Una meraviglia! Un nastro d’asfalto di poco meno di cinquecento kilometri, che si snoda tra piccoli paesi e immense foreste, laghi e fiordi. A un certo punto Ruggi ha dichiarato di avere fame e si è fermato vicino a uno zoo. Mah… Lui hamburger, noi tè con torta, giusto per ricaricarci un po’. Molti pini dopo, abbiamo fatto una galleria lunga 8,6 kilometri, scavata (tra l’altro in discesa) nel cuore di una montagna. Un freddo…

Poco meno di 500km di viaggio ma tant’è anche oggi è passata tutta in moto. Strada bellissima, in mezzo al verde dei pini e a cascate naturali ogni tanto a bordo carreggiata. Là, in lontananza, le cime con la neve. Noi si va oltre. Non c’è freddo, stiamo veramente bene. Ruggero, con un’inspiegabile botta di culo socialmente utile, ha trovato un specie di bed&breakfast a bassissimo prezzo. Siamo in una stanza da tre, moquette per terra, rivestimenti in legno chiaro. In un sottotetto. Splendida.

Andre >> Giunti a Mo i Rana, Ruggi, a istinto, ha trovato un alberghetto stupendo. È una tipica casa di queste parti, interni tutti in legno, tutto ben curato. La stanza è nella mansarda. Il mio ideale assoluto di stanza, quella in cui vorrei mettere la pertica per scendere, tutto in legno con la moquette e… i letti duri! Finalmente dei letti con sotto l’asse! Non ne potevo più di letti molli.

Ceniamo in un ristorante locale, con filetto di renna. Ottimo, salato solo il conto, ma qui è tutto caro. Due passi sul mare, vista fiordo. Bellissimo. Siamo stanchi, andiamo a dormire. Nel nostro b&b sono arrivati due motociclisti di Cuneo, con i quali facciamo due chiacchere. Fuori è chiaro, il cielo è azzurro, peccato per qualche nuvola. Doccia, due cazzate, pianifichiamo il percorso di domani.

Andre >> Siamo andati a mangiare in uno dei pochissimi posti aperti, e forse anche uno dei meno dispendiosi. Intendiamoci, abbiamo pagato un po’, ma rispetto ad altri… Comunque, abbiamo mangiato la nostra prima bistecca di renna. Poi due passi sul mare, con foto, scherzi e belinate. Il sole è tramontato verso le undici, e tutt’ora (quasi mezzanotte) persiste una luce crepuscolare che manda in vacca il nostro orologio biologico. Sonno azzerato, per quanto siamo stanchi fisicamente. Proviamo leggendo.

Sono le 11 di sera e c’è ancora il sole. Siamo confusi. Andiamo a dormire perchè siamo stanchi davvero, ma fuori sembrano le cinque di pomeriggio. D’ora in poi sarà sempre peggio. Andre ha sempre meno sonno e sempre più fame. Rugi oggi si è fermato per una pausa spuntino… davanti ad uno zoo. Doveva proprio avere una fame immensa.

Io sto guidando bene, in mezzo agli altri due. E con le radio si riescono a dire anche due stronzate, sotto i 70km/h, poi non si capisce più una mazza. Discorsi seri, evoluzione della razza e altre cose simili: è una settimana che si vedono belle ragazze in giro. …che si vedono. Punto. Cioè, in termini para-scientifici, delle fighe allucinanti, roba che da noi si vedono solo in copertina. Qui, più si va a nord, più migliorano ciò che è inimaginabile migliorare. Tipo le due cameriere del ristorante super-lusso-gratis di stamattina: come faccio a mangiare e a strafogarmi tranquillo?? Capello biondo platino una, lentiggini e capelli rossi l’altra. Tanto ci sono i due fratelloni ad ammazzare il lussurioso pensiero, anche se io allo specchio faccio la mia indegna figura.

Dovrei fare la doccia ma non ne ho voglia. La farò domani mattina. Per oggi basta così. Ho risposto ad un pò di sms, primo fra tutti a mia madre visti i suoi tentativi di chiamata, oggi. Lo spirito della Mary (mia madre) aleggia su di noi. Soprattutto, ed è qui che lo Spirito dà il meglio di sè, quando dobbiamo mettere a posto la roba per essere più veloci a caricare la mattina dopo. E’ qui che al grido di ‘credere, obbedire, riordinare’ lo Spirito della Mary si impossessa di noi, di me soprattutto. Grazie, è mia madre. Io sono il Prescelto. Che culo. I due fratelloni sono un pò meno contagiati. Pensano sempre ai ‘Tre Sassi Neri’, da mettere nella ciotola ornamentale dei ‘Tutti Sassi Bianchi’ di mia madre. Lo so, lo faranno, li troveranno e li porteranno a casa mia. E mia madre per vendetta li toglierà dalla ciotola e glieli farà trovare nel risotto. E’ già successo.

Fuori adesso com’è? Andre chiede di non toccare questo tasto, che qui hanno un concetto strano di ‘notte’. Bah, a me fanno male i muscoli. Io dormo. Ci rivediamo quando fa giorno. Guardo il chiarore fuori dalla finestra e mi accorgo che detta così suona malissimo. Siamo confusi.

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06/08/07 > Mo I Rana – Moskenees (Lofoten)

Circolo Polare Artico.

Abbiamo lasciato il nostro sottotetto a Mo I Rana e, passando fieri e tronfi per il Circolo Polare Aritco, ci siamo diretti verso Bodø, che in lingua autoctona si legge BodE, con la E. Abbiamo aspettato e preso il traghetto di tre ore per le Lofoten, le famose isole norvegesi note per i loro panorami stupendi. Tre ore di mare agitato. Dovevamo capirlo che non sarebbe stato un viaggio facile: quelle ottuse bestie da soma degli inservienti di stiva della nave ci hanno fatto legare da soli le moto. Ora, d’accordo che la moto ce l’ho da poco, però caspita, sei tu l’esperto. Assistimi, dammi qualche consiglio. Narrami come si fa. Ma vaffanculo! Meno male che Rugi ed un altro ragazzo di Perugia hanno dato una mano sia a me che ad Andre. Non abbiamo fatto in tempo a salire sul ponte, che il giovane di Perugia era già sul seduto, addormentato senza stivali. Resa incondizionata e repentina. Poi sono io il narcolettico…

Andre >> Mi sono brasato istantaneamente, l’altra sera. Ed è sempre peggio, come svarione. Ieri ci siamo alzati a un’ora ignobile e tranquillamente, sotto una pioggerellina sottile, abbiamo… passato il Circolo Polare Artico!!! Belin! Non ci posso credere!! Incredibile! Non sono mai stato così lontano da casa! Ma poi, casa è il mondo. Abbiamo raggiunto la cittadina di Bodø, dove, dopo un’attesa che qualcuno potrebbe trovare interminabile (personalmente, non me ne poteva fregare di meno), e un bel panino, abbiamo preso il traghetto per le isole Lofoten. È arrivato in ritardo. Poi abbiamo capito perché: c’era un po’ di maretta. La preoccupazione maggiore (infondata, per fortuna) era per le moto. Ruggi aveva fame. Passata quasi subito per il locciamento della nave.

Comunque il traghetto ha cominciato a ballare. Io, che non ho lo stomaco più gestibile del mondo, mi sono messo a prendere il vento il faccia, cosa che mi impedisce di stare male, o almeno ha un effetto altamente ritardante. Però quello che mi ha stupito è che due figli di Genova, quali Andre & Rugi, soffrissero più di me. Ho provato a distrarli cantando, cercando di coinvolgerli. E io non canto bene… quindi o li distraevo, o acceleravo la loro vomitata. In ogni caso, risolvevo il problema. Con Rugi questa tecnica non ha tanto attecchito, forse avrei dovuto dire qualche inutile sfondone sulla nave e lui sarebbe partito, da buon ingegnere navale, spiegandomi la teoria dell’elica iperbolica o giù di lì… insomma, ho sbagliato argomento. Con Andre invece la cosa è parsa funzionare. Solo che, a fine viaggio e a fondo repertorio, due cattiFi che cantano canzoni dei Gemboy fa perdere un pò di dignità…

Andre >> Ci siamo messi a cantare sul ponte come tre cretini. O meglio, come tre pirati cretini. Siamo giunti sull’isola alle dieci, con un sole della Madonna dietro le nuvole. Seguiamo l’istinto di Ruggi, con una spintarella da parte mia (“Ru, gira lì a sinistra, che mi sembra promettente”) e troviamo alla prima un rorbu, tipica casa di pescatori su palafitte adibita ad alloggio. Uno spettacolo incredibile! Il panorama, la luce, i gabbiani! Bellissimo! Siamo crollati senza più forze verso l’una e mezza.

Siamo arrivati alle dieci e mezza di sera. Onestamente, sapevo che durante il viaggio, l’intero viaggio, una notte l’avremmo passata in bianco, la famosa ‘whitenight’. Pensavo fosse questa. Ma lo spirito fortunato di Rugi era ancora sveglio. Abbia trovato un rorbu, una palafitta sulla baia, abilmente (e secondo me anche abusivamente) riconvertita a casa per ospitalità turistica a pagamento. Poco pagamento, circa 23 euri a cranio.

Uno spettacolo unico, da lasciare senza fiato! Alle undici di sera il sole era ancora alto, insomma, c’era chiaro. Ma sul serio. Sembrava giorno pieno. La luce si rifletteva nell’acqua della baia, i gabbiani volavano lissù e ricamaveno il cielo, noi non avevamo parole per descrivere al telefono a parenti ed amici quello spettacolo e infine io, nell’emozione di tutto ciò, pestavo una merda di cane con lo stivale e ne portavo un pò per tutto il rorbu. Bei momenti.

Com’era già succeso la sera prima a Mo I Rana, sonno zero per via della confusione mentale che la luce di sera ci creava, però, come la sera prima, si è andati a dormire lo stesso per via della stanchezza che la giornata ci aveva lasciato. Ancora più faticosa, se penso che siamo andati a letto senza cena. Abbiamo messo Rugi a dormire nel letto più grande in un’altra stanza, non tanto per gentilezza, quanto perche avevamo paura che nella notte ci avrebbe azzannato un polpaccio in preda alla fame.
Tutto bene, siamo ancora interi.

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07/08/07 > Lofoten – Bjerkvik (o sù di lì…)

Andre >> Stamattina non capivamo niente. Abbiamo riportato le chiavi alla proprietaria e ci siam fatti la più bella strada della vacanza. Incredibile davvero. E a mezzogiorno, la nuova esperienza: carne di balena affumicata. Molto buona. Particolare. Poi un breve tratto in traghetto e abbiamo raggiunto le isole Vesterålen, contigue alle Lofoten, ma isole di montanari più che di pescatori, direi.

Stamattina eravamo pure senza colazione. Un dramma, partiamo subito e cerchiamo un ristorante per strada, che tra l’altro comincio ad aver fame anch’io. Non dobbiamo fare tantissimi km oggi, ma dobbiamo farli lentamente: le Lofoten sono splendide e un degno panorama merita frequenti stop fotografici.

Arriviamo a Svolvaer e finalmente gli stomaci avranno la loro soddisfazione: si mangia! Rugi è più tranquillo. Soddisfazione doppia, se penso che per la prima volta mangeremo carne di balena, in fette affumicate tipo roastbeef . Povera bestia. Buona, la bestia. Il conto è tutto un programma: 666 korone. Infatti, data la cifra diabolica, il lettore di carte di credito forse ha fatto cilecca e non sappiamo se il pagamento l’ha accettato o no. ‘Lasciami il numero della tua carta che se è andato male il pagamento lo rifaccio’ mi dice il ristoratore. ‘…eehh nooon peeensooo! Ti lascio il numero del cellulare: se ci sono problemi, chiama. Fidati…’ Ripartiamo sazi e felici perchè forse abbiamo mangiato aggratis, prendiamo 30 minuti di un altro traghetto per passare un fiordo verso la terraferma. Altri 100km e troviamo l’albergo. Cena. Rugi è sempre più tranquillo.

Andre >> Per un buon tratto sono stato convinto di essere già sulla terraferma. Convinzione eradicata da un ultimo, altissimo, emozionante ponte che collegava l’ultima isola al continente. Un altro bel tratto di strada, e ora siamo qui, in un paese di nome Bjërkvik (credo), è tardi, fuori c’è luce, la confusione aumenta. La descrizione delle Lofoten non si può fare. Troppo belle. Neanche le foto possono esprimere la bellezza di un simile luogo, creato a pattoni da Dio in persona. Rimando quindi a spiegazioni a voce, con gli occhi esaltati, come mi riesce benissimo.

Domani andremo a Tromsø, che in lingua autoctona si legge TromsE, con la E. Sono km splendidi questi, sia per la guida in mezzo ai due cinghialoni, sia per il tempo soleggiato e caldo che ci accompagna, sia per i paesaggi splendidi che stiamo vedendo. Cominciamo ad essere emozionati. Me ne accorgo perchè alla sera, dopo la seconda birra, ad Andre prende la ’stupidera’, cioè ride senza un precisato motivo, fa battute quasi intelligenti e tutti si ride in allegria con le lacrime agli occhi. E’ un ottimo modo di andare a dormire, peccato che la cosa stasera sia successa direttamente e repentinamente al ristorante dell’hotel.

E peccato pure che una coppia di anziani ci abbia chiesto da dove venivamo: in un tempo record mondiale, Rugi è passato dallo spiegare cosa abbiamo visto a Goteborg a cos’è la waterbike, a quanto costano le nostre moto. Io me ne sono andato dalla vergogna. Gli anziani penso l’abbiano fatta finita in mare poco dopo.

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08/08/2007 > Tromsø

Siamo a Tromsø, arrivati addirittura con mezza giornata di anticipo. Abbiamo avuto persino il tempo di visitare il centro ed un paio di musei. In uno c’era un simulatore di guida navale. Scopo: ormeggiare la nave in porto. Rugi, dopo molti tentativi, non ce la fa. Andre quasi riesce, poi la butta in vacca e sperona altre navi. Arriva il mio turno, non ce la farò, ma almeno mi diverto anch’io. Mi siedo, timone al posto del joystick, tre schermi piatti davanti per simil-vista sul porto, colonna sonora di film piratesco in testa. Avanti tutta! Errore di Windows. L’applicazione non risponde.
‘I want to drive the ship!’ …piagnucolo, tra le risate generali.

Resto affascinato sul bordo della vasca delle foche. E’ un museo marino quello che stiamo visitando. Che animaletti ingombranti ma teneri. Rimango un pò incantato, faccio qualche filmato prima di uscire per andare a cena. Cena a base di filetto di balena. Conto salato come al solito, cibo buono come al solito. La fame di Rugi ha di nuovo avuto soddisfazione. Da qui in poi Andre non ha più scritto. Peccato, mi tocca fare tutto da solo. Domani partiremo alla volta della meta. Finalmente.

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09/08/2007 >>> CAPONORD !!!

Siamo arrivati. Ce l’abbiamo fatta. Era una sfida impossibile, avevamo tutti contro, nervi tesi, muscoli allo spasmo, e altre cazzate simili. Siamo arrivati a Caponord, siamo arrivati al Palo(tm), la meta suprema del nostro viaggio. Stanchi, sudati, sporchi, ma felici.

Peccato che nell’ultimo tratto piovesse. Anzi, pioveva nel penultimo. Nell’ultimo tratto c’era una nebbia vera e propria, da non vedere ad un palmo dal naso, e freddo, circa 7 gradi. Tipica giornata padana di metà dicembre. E noi, fieri, si è fatto 5000km per vedere una giornata così il nove di agosto. Sono soddisfazioni. Tutte futili lamentele, il fatto è che ero, che eravamo emozionati. Perchè raggiungevamo la meta stabilita, perchè tale meta non è proprio da tutti, ancora meno se fatta in moto. Tanto emozionati da lasciare a più tardi la ricerca dell’albergo. Per arrivare subito al Globo, detto anche il Palo(tm). Percorriamo gli ultimi 20km nella nebbia, più totale, nell’umido violento, nel freddo pungente. Sto solo attento a non cadere, ma nulla mi ferma. Sono, siamo emozionati. Parcheggiamo, ci siamo quasi. La nebbia è fitta e si vede veramente poco davanti a noi. Eccolo, ci siamo. Siamo arrivati.

Siamo al Globo, siamo a Caponord. Latitudine 71′ 10” 21° N.

Appoggio la borsa, il casco e mando tutti a fare in culo. Liberatorio. Nel mio piccolo, ce l’ho fatta. Sono felice e lo scrivo a tutti per sms. In risposta mi arrivano tanti complimenti e un’idea carina, che non ci si impiega nulla a mettere in pratica e in fondo ci sta anche bene. Parte così l’Inno di Mameli, con fierezza attorno al Globo, nella nebbia più totale. La targhetta commemorativa è già stata attaccata da un pò. Vado fiero anche di questa cazzata.

Vorrei non andarmene e guardare centimetro per centimetro tutto quello spazio coperto di nebbia ma che rapprensenta la meta del viaggio, il punto più alto d’Europa percorribile su strada. Con l’aereo sono buoni tutti. Restiamo un paio d’ore, facciamo ancora qualche foto. Dobbiamo andare. Del resto alla fine di un viaggio, c’è sempre un viaggio da ricominciare. Il nostro è quello verso casa ora. Saluto il Globo. Sarebbe bello se fosse un addio, potrebbe anche essere un arrivederci. Chi può dirlo. Ripartiamo scendendo dalla rupe, c’è più freddo, più nebbia e più vento di quando siamo saliti. Dobbiamo trovare un albergo. Alla svelta. Non m’importa del prezzo. Si sta facendo tardi sul serio. Stavolta pensiamo solo a mettere le chiappe al caldo. Mio Dio, ma dove cazzo siamo?? Andre, ricordami perchè sono qui, a sette gradi, sotto la pioggia…anzi no, non ricordarmelo.

Ora siamo in albergo e domani comincia il ritorno verso casa. Dopo il mio sms, qualcuno là ha brindato, guardando verso nord. Qualcuna mi ha ringraziato per averla fatta partecipe della mia emozione. Grazie a voi, come grazie ai miei (in)degni compagni di viaggio, per la pazienza, la sopportazione ed il supporto tecnico e psicologico. Grazie al GPS, a volte un pò ‘cazzaro’, ma fondamentalmente utile. Ricordatemi perchè siamo qui…anzi no, lasciate perdere. Fuori il vento soffia forte ma noi siamo al caldo sotto i nostri piumoni. Sotto – i – piumoni. Nove di Agosto. Io non li uso neanche a dicembre a casa. Ma qui siamo a Caponord. Ogni tanto vedevamo la neve sulle montagne. Abbiamo anche visto un paio di ghiacciai. Avevamo la brina in faccia mentre salivamo verso il Palo(tm). Sulla strada, dal Circolo Polare in poi, ogni tanto incontravamo le renne, che fanno tanto Natale. Nove di Agosto… Belle le renne. Buone, le renne. Ma perchè siamo qui?? Ah già, per vedere le føche. T9 di merda.

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10/08/07 > Caponord – Pajala

Abbiamo lasciato Caponord in una splendida giornata di pioggia intensa. Nessuna voglia di partire da lì, veramente scendeva che Dio la mandava. A secchiate. Siamo partiti lo stesso. Dovevamo tornare. Abbiamo previsto tappe intense, chilometricamente parlando. Il primo stop ci siamo fermati a Pajala, un bellissimo paese in mezzo al nulla, cercando un albergo e trovando solo un motel per scopatori incalliti di frodo. Pulito, decoroso. Roba da una sveltina e via. Eravamo ancora pochi km SOPRA il Circolo Polare. Volevamo raggiungere il Golfo di Botnia, ma non ce l’abbiamo fatta. La splendida pioggia battente di Caponord ci ha rallentato non poco. Però, dai, siamo nei tempi. Tranquillamente.

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11/08/07 > Pajala – Sundsvall

Il meglio di noi stessi l’abbiamo dato proprio nella tappa di oggi. 700km fatti sui 500 previsti. In vantaggio di 200km buoni, quasi mezza giornata, in termini di tempo/viaggio. So che dilapideremo questo patrimonio prestissimo, ma intanto siamo qui a Sundsvall, all’Ibis Hotel, in pieno centro. Stanza bellissima e costa meno di quello per scopatori di frodo del giorno prima. Ottima la catena degli Ibis Hotel. Consigliata vivamente, ce ne sono in ogni paese europeo, eccezione fatta per la Danimarca, ma questo l’abbiamo scoperto poi. Cena famelica e tutti a nanna. Domani in mezza giornata siamo a Stoccolma.

Oggi dopo pochi km da Pajala, abbiamo ripassato e salutato il Circolo Polare Artico. Nei pressi di Lulea, dopo essere usciti definitivamente dalla Norvegia e aver attraversato un pezzetto di Finlandia, siamo rientrati in contatto col mondo civilizzato. Quello delle grandi masse semovibili. Niente più renne sulla strada, paesi sempre più grandi, qualche città, degna di questo nome. Molte più stazioni di benzina, autostrade, auto, camion, caldo. Welcome to the jungle.

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12/08/07 > Sundsvall – Stoccolma

Come sospettavo, un vantaggio di mezza giornata completamente dilapidato…in mezza giornata. Uno scambio equo. Siamo arrivati a Stoccolma, partendo però tardi e una volta arrivati eravamo morti di fatica. I 700km del giorni prima si sono presantati col conto. Salato, come sempre da quelle parti. Arrivati in albergo, col culo piatto per i 1700km in due giorni e mezzo, non ce la siamo sentiti di uscire. Domani, ne riparliamo domani.

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13/08/07 > Stoccolma

Oggi infatti è un altro giorno. Leggermente induriti nei movimenti, ma un pò più riposati. E c’è anche il sole. Ieri pioveva. Usciamo. Con la metro arriviamo in centro città vecchia, Gamla Stan. Ci sono ragazze, da tutte le parti. Da ogni direzione, in ogni senso del nostro sguardo. Non riesco neanche a sceglierne una per fare un benchè minimo pensiero sconcio tipico di noi stupidi maschietti. Cioè, non ne ho il tempo materiale. Perchè sono ovunque. Belle, davvero. E’ un bel vedere, dico io. Poi penso che loro vedono, se li vedono, tre idioti, brutti come la fame e un pò le compatisco. E le capisco. Accidenti, di ‘così-così’ non ne trovi: o sono rospi deformi inguardabili, sformate da birra, grasso e figli oppure sono splendide. Che qui è perfettamente una cosa normale, però per me che ragiono con parametri ‘italiani’ (mediterranei) da stupido maschietto, sono strafighe allucinanti. Vabbè, buttiamoci nei musei. Non è prestissimo, ma qualcosa dovremmo vederlo lo stesso. Qualcuno ha già fame. Io ho sete però. Resisto. Stoccolma, se togliamo le gnocche, resta sempre e comunque una bella città.

Ormai il mondo è tornato. O meglio, noi siamo tornati nel mondo. Sole, caldo, autostrade, traffico, città, gente. Tanta gente. La mia misantropia ha finito le sue ferie. Bella quando si era a Tromsø e per 200km prima e 200km dopo non c’era nulla. Niente. Niente. Lo ’stargheit’ del mondo civilizzato, se vogliamo mettere un riferimento, è stato il Circolo Polare. Renne per la strada sopra, autostrade sotto. Almeno le renne sentono il rumore del motore e scappano. Magari tagliandoti la strada, però scappano lontano. La vera giungla è il genere umano. Bleah! Pensavo di aprire un ristorante italiano a Tromsø, l’ennesimo. Da ottobre a marzo solo neve. Venderò granite. Poi sole, fresco, qualche pioggia. Venderò pizza. Tanto qui quasi tutti i ristoranti sono ‘Italian Food & Pizza’. E io ho fatto 7000km per vedere la nebbia e venire a mangiare pizza? L’anno prossimo, 4 settimane a Lavagna. A dormire in spiaggia dalle 8 alle 20. Riposo vegetativo. No, dai, scherzo. In fondo è stato, lo è ancora, un bel viaggio. Quelli che forse fai una sola volta nella vita. Prendere o lasciare, per di più. Se non lo fai ora, quando lo fai?! Sono contento.

Momenti brutti ce ne sono stati, ma ne vale la pena. Siamo quasi in fondo, anche se di roba da vedere ancora ce n’è, anche se di km ancora ce ne sono da fare. Rugi tra qualche giorno ci abbandona, deve tornare prima. Mi spiace. Ci godiamo questi giorni a Stoccolma insieme, poi lui se ne torna a casa, con la speranza che risolva i suoi problemi sentimentali. Su quelli ‘alimentari’ di problemi, non ho dubbi, saprà cavarsela. Almeno i menù torneranno ad essere in italiano e la smetterà di interrogare ignare cameriere se quel piatto contiene o no funghi. Io e Andre proseguiremo per Malmo e København (cioè Copenaghen, ma scritto così fa più figo). Già che ci siamo, restiamo ancora un pò qui nel caldo, nel traffico, tra la gente, nella giungla.

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15/08/07 > Stoccolma – Malmo

Ripartiamo da Stoccolma, la tappa di oggi è di quelle extra-large per noi: 650km. Il tempo è nuvoloso e questo mi scazza un pò. Dovevamo fare due tappe brevi, come da programma, ma così si recupera una giornata buona. Buona soprattutto per Rugi che così non deve fare le corse dell’ultimo minuto. Partiamo che la strada è tanta, e che invece ci siamo svaniti. Andre la chiama la ‘Bolla di Incoscienza Temporale’. Ricordo che in una delle soste ‘raccattapalle’ (per scranghirsi i muscoli, ma noi siamo rozzi maschietti e l’abbiamo chiamata così), dicevo in una di queste soste Rugi ha detto che mancavano 280km a Malmo e nella successiva affermava che ne mancavano 75km alla meta. Allora i casi sono due: o il GPS è un cazzaro, oppure noi ci siamo svaniti 200km buoni di strada, che non ci siamo accorti o non ricordiamo di aver fatto. E dato che mancavano effettivamente 75km all’hotel, propendo per la seconda ipotesi.

Poco è importato se abbiamo preso una discreta dose d’acqua al grido mio di ‘non mettiamoci le tute antipioggia che tanto regge’. 30 secondi dopo fu il diluvio. Meno male che i miei fidi compani di viaggio non mi hanno ascoltato, al grido di ‘regge un cazzo, guarda là avanti che nuvole nere stanno arrivando’, mi hanno obbligato a mettermi la tuta. Pioggia a parte, i 200km ce li siamo persi per strada, concetto questo un pò retorico, al limite della discreta cazzata verbale. Ma siamo arrivati lo stesso e il bailame in stanza in 45 secondi netti ne era la prova. Abbiamo anche avuto il tempo (e la forza) di fare un giro in centro.
Chi per sgranchire un pò le gambe, chi per fame. Dai, tutti eravamo affamati. Rugi ovviamente di più.

Ennesimo filetto ed ennesime patatine fritte. Un grande classico. Porzioni abbondanti, anche se rimane posto per un gelato alla fine. La cameriera poi, su mia domanda gestional-organizzativa, mi spiega che ci sono treni ogni 20 minuti per København (cioè sempre Copenaghen, ma scritto così fa sempre figo) che è solo a mezz’ora di treno da Malmo. E tutt’ d’un tratto: l’idea. Ma a noi chi ce lo fa fare di spostare moto e roba, cercare un albergo a København (ormai sapete…)? Dai, restiamo a Malmo e visitiamo la capitale danese (København…) andandoci in treno per un paio di giorni consecutivi. Ora, questo concetto a noi un pò ci straniva. Perchè dire ‘visitiamo la capitale della Danimarca ma dormiamo in Svezia’, per due giorni consecutivi, un pò spiazza.

Domani Rugi parte sul serio. Lo saluteremo con fazzoletti bianchi. Lui probabilmente riderà di ciò e prenderà la direzione sbagliata. Anche perchè il suo navigatore GPS è un cazzaro. Noi domani visiteremo Malmo, poi due giorni a København. Senza navigatore, putroppo senza anche Rugi. Peccato. Magra consolazione sapere che l’aeroporto è comdo, per un volo Ryanair che si può sempre trovare. Rimaniamo io e il Bestio, alla scoperta di nuove cose da vedere, da uno stato all’altro, da una moneta all’altra, passando solamente sopra un ponte.

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16/08/07 > Malmo

Rugi è partito. Il primo svincolo l’ha preso giusto, poi chissà. Però ci ha detto che è arrivato ad Amburgo, ha preso il treno che riporterà lui e la moto negli italici confini. (…) Io e Andre ci siamo girati Malmo a piedi, facendo una turistata nel Museo del Castello e girando un pò senza meta. Tra l’altro, la turistata culturale nel museo è coincisa con un diluvio semi-universale che abbiamo così brillantemente evitato, trovando un delicato sole alla nostra uscita. Un giro di qua, una svolta di là, passiamo per la stazione a prendere i biglietti del treno per København. Il nostro giro senza meta si è degnamente concluso in un ristorante, un secondo prima che un’altra, violenta ramata d’acqua si abbattesse sulla nostra povera città svedese. Già due lavate evitate… Sono consapevole che non ci può andare sempre bene.

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17/08/07 > København

Anche oggi si è girato senza meta. Abbiamo deciso di non fare gli acculturati chiudendoci in un museo, ma i camminatori imperterriti, girando a destra e a manca per il centro storico, data anche la bella giornata di sole caldo che ci delizia nel nostro percorso cittadino. Della serie: che deliziose tendine! Noi uomini rudi, cattiFi und Ferocen motociclisti, amabilmente deliziati da una città così bella in una giornata così splendida. Che perdita di dignità. Altro che cattiFi… Altro che Ferocen… Un thè coi biscotten! Col cioccolato? Uh, sì grazie. Dobbiamo riconquistare la dignità perduta.

Ecco l’occasione. Sulla pianta della città notiamo che si può visitare la birreria Carlsberg. Neanche sapevo che era a København. E invece è pure vicina alla stazione centrale, nostro punto di arrivo col treno. Ok, domani si visita la birreria. E si spera che ci siano assaggi e degustazioni di prodotto. Di prodotti, al plurale. Intanto ci facciamo un giro in battello, ci guardiamo la città dal canale d’acqua che la attraversa.

E, tanto per tenerci occupati un pò, Andre decide di svanirsi a guardare una moto-silurante, ormeggiata in centro (ma non in doppia fila perchè qui sono civili), pensando bene di non scendere dal battello e salutando poi me che lo aspettavo già sul molo. Colpa forse del battello troppo veloce a ripartire, colpa forse mia troppo veloce a scendere, colpa forse di Andre che si è svanito e basta, abbiam avuto una mezz’ora occupata nel ribeccarci per questo drammatico imprevisto. Io ammetto di essere stato preoccupatissimo, il dubbio se alla birreria Carlsberg avessero o no gli assaggi mi assillava. Mi spillava, quasi.

Ah, dovevo ribeccare Andre… poverino, sul battello di frodo, come un clandestino, senza neanche il biglietto che avevo io! Se se ne fossero accorti, per salvarlo avrei dovuto ricomprarlo al mercato ittico, perchè a København è là che finisce la povera gente che gira sui battelli cittadini senza biglietto. Non tutti gli stoccafissi sono realmente tali. Fortunatamente Andre è ritornato a terra con le sue stesse pinn…volevo dire gambe, e sempre fortunatamente non ho dovuto ricomprarlo pagandolo a peso. Tra l’altro, la moto-silurante (che è una nave da guerra e non la motocicletta di Batman) era vicino, ovviamente, alla caserma della marina danese. Che recluta anche donne. Che in quel momento uscivano in licenza. Troppe. Troppo. Era veramente troppo. Volevamo tornare a casa.

Abbiamo tuttavia deciso di affogare i nostri dispiaceri nel cibo. Cerchiamo sostanza alimentare. Conosciamo un posticino a Malmo, ma vorremmo trovare qualcosa in loco. Sulle prime non si trova nulla, finchè l’occhio vigile ed esperto di Andre si sofferma su di un’insegna ispiratrice: ‘VIKING HOUSE pub&restaurant’. Prezzi bassi. A parità della solita spesa per una cena, rischiamo di mangiare il doppio, qui. Andata. Ordiniamo il primo piatto unico. Finito. Ordiniamo il secondo piatto unico. Sbigottimento della cameriera che si chiede da quanti lustri non mangiamo. Finito. A pancia piena, il treno per Malmo ci aspetta. Dentro di me, oltre al cibo, il dubbio se alla birreria Carlsberg abbiano gli assaggi. Lo saprò domani.

Per stasera basta e avanza. Anzi no. Secondo me ci sta un uischino (whisky piccolino), in albergo. E anche una sfida a scacchi. Andre accetta subito e di buon grado. Come sempre le nostre sfide sono un tremendo, incredibile massacro di alfieri, pedoni, cavalli, torri e regine. Andre mi dà scacco matto. Però qualcosa non quadra…

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18/08/07 > København (birreria Carlsberg, credo…)

… eh no, caro amico, non sono d’accordo. Caro Andre, la mossa con cui tu mi hai dato scacco matto ieri sera non potevi farla. Me ne sono reso conto solo stamattina, intanto che tu eri al cesso. Proprio non potevi darmi scacco matto in quel modo. E ormai il solito massacro di pedine era compiuto. Anche stavolta finisce pari, con i due Re che chiudono la questione a birra e salsiccia da qualche parte lontano dalla scacchiera.

Risolto il diverbio, ci dirigiamo anche noi, come i due Re di cui sopra, verso un luogo di birra. Il momento della verità è giunto. Troviamo la birreria, entriamo. Il biglietto è diviso in tre parti, di cui due staccabili e ciascuna delle quali dà diritto ad un assaggio!! Gaudeamus!! Si beve!! Il tutto a fine visita. Eccellente. Cominciamo il giro, in attesa del momento topico. La prima sala contiente quasi 14mila bottiglie di birra, di ogni marca, di ogni paese, di ogni versione. La più grossa collezione al mondo. Sete. Stupore. La gita prosegue, si vedono i macchinari, la storia della birra, le solite cose, cose normali che si vedono in un museo della birra. Passiamo dal negozio di souvenir, direzione bar. Bar. Assaggi e degustazioni.

E’ giunto il momento ma non sappiamo cosa scegliere. Truffiamo il cameriere chiedendo di farcene assaggiare un sorso di ogni tipo, per poi scegliere e usare uno dei due coupon che dà diritto ad un bicchiere pieno. Cominciamo col mischione e scegliamo. Ci sediamo al tavolo e beviamo la prima birra. Siamo felici e a stomaco vuoto. Spuntano i primi propositi di non uscirne più. Si ride. Finita la prima birra, l’euforia del momento ci fa ordinare subito la seconda. Siamo sempre più felici e sempre a stomaco vuoto. La ’stupidera bilaterale’ avanza. Andre confessa che prima di arrivare al bar guardava costantemente in terra se c’erano coupon dispersi e/o smarriti. Finita anche la seconda, nel frattempo. Io fotografo le cameriere e un pò tutto il bar in generale. Siamo molto felici e sempre a stomaco vuoto.

Improvvisamente, Andre vede un gruppo di persone con in mano dei coupon per altri assaggi e l’espressione che sembra dire ‘…e di tutti questi che ce ne facciamo?’ Come una fucilata, Andre si alza, va verso di loro e se ne ritorna con altri due coupon. Cioè altre due birre. Siamo universalmente felici e a stomaco vuoto, due birre già in cantiere a testa e un’altra in progetto. Alla salute. Si ride ormai per tutto, come per niente, la cosa si fa difficile. Ma proprio mentre si sta per finire la terza birra, deliranti e a stomaco vuoto, una signora si avvicina e, capendo con chi aveva a che fare, ci regala il suo inutilizzato coupon. Cioè altra mezza birra a testa. Siamo ormai felicemente ubriachi e chi se ne frega se lo stomaco è vuoto. Ridendo, guardiamo sui tavoli se ci sono altri coupon, ma sappiamo entrambi che è ora di smetterla. A malincuore usciamo, ridendo. Felici. Non ne possiamo più.

Decisione drastica: abbiamo bisogno di cibo per tamponare almeno un pò. E’ meglio se ci avviciniamo all’hotel. Prendiamo il treno, si cena a Malmo. La camminata verso la stazione è insopportabile, la pisciata liberatoria in stazione ci dà quella capacità di raziocinio che ci permette di capire tra quanto è il treno e soprattutto su che binario. Il resto scivola via come l’olio…come una birra. Ristorante conosciuto, solito filetto alla griglia, solite patatine fritte. Due birre, tanto ormai… Si torna in hotel, siamo stravolti e anche seriamente brilli. Stasera niente uischino. A tutto c’è un limite.

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19/08/07 > Malmo – Gieβsen (passando per Kiel)

Partiamo, destinazione casa. Stavolta il ponte dell Øresund lo facciamo in moto e non in treno. Finito il ponte, Andre prende la questione sullo sportivo e in meno di due ore facciamo 200km tondi tondi. Senza soste ‘raccattapalle’. Credo abbia voglia di tornare a casa, soprattutto di farlo alla svelta. Arriviamo al traghetto di Rødby (Danimarca), arriviamo a Puttgarden (Germania) in 45 minuti di traghettata-pausa-stiragambe. L’idea malsana di fare una notte in binaco, la whitenight, e una lunga orrenda tirata verso casa si fa largo tra di noi. Intanto ne approfittiamo per fare il giusto percorso sulle autostrade teutoniche, abilmente modificato allo sbarco a Puttgarden. Perchè oggi la Paøla è a Kiel, ’solo’ 90km di deviazione dal nostro percorso. La contattiamo e decidiamo di andare da lei.

Abbandoniamo quasi subito l’autostrada per la statale, una strada bellissima percorsa tra l’altro da molti motociclisti. Arriviamo a destinazione ed inizia a piovere. Non sappiamo dove andare, ma abbiamo qualche indicazione sommaria. Poi vediamo una pazza che sbraccia su un marciapiede. Ci siamo, è lei. Felicissima, ieri era il suo compleanno. Noi eravamo ubriachi a København, ma oggi no. Eccoci qua, un pò per caso a dirla tutta, un pò per volontà di rivederti, sia mia che di Andre. Senza neanche tanta fatica, ci facciamo offrire il pranzo. Giusto per farti un pò di invidia, sappi che noi si passerà per Gieβen.
No, non te la facciamo una foto. Ci passiamo e basta, in autostrada. O almeno così crediamo.

Ci rimettiamo in viaggio, e la strada scorre veloce sotto di noi. L’idea di fare la whitenight ancora prevale, anche se a me non convince. Tant’è che in una sosta raccattapalle, con calma e raziocinio, organizzo un meeting in sessione comune con Andre per decidere definitivamente il da farsi. Noi non reggeremo a lungo. Le moto un pò dovranno riposarsi pure loro. La strada è tanta, guidare di notte andrebbe anche bene, ma c’è tanto traffico. Dopo un’estenuante votazione, abbiamo deciso di fermarci dopo Francoforte. Poi, ovviamente, il piano è stato abilmente cambiato. Alla faccia della sessione comune.

Nei pressi di Gieβen, guarda caso, abbiamo visto che già era tardi e soprattutto che su Francofrote c’era un tenerissimo ma inavvicinabile temporale. Meglio trovare un albergo, prima di doverci mettere le pinne al posto degli stivali. Al completo il primo, il secondo ci sembra buono. Prezzo onestissimo e parcheggio al coperto per le moto. Preso. Scarichiamo solo l’indispensabile, saliamo in camera, chiudiamo la porta…e con violenza, secchiate d’acqua piovana compaiono fuori repentine, mentre noi le guardiamo nel silenzio di una camera onestamente troppo rosa, dalle tendine imbarazzanti. Ma tuttavia un discreto jolly, una smisurata botta di culo se penso a tutta l’acqua che sta venendo giù e che poteva essere battente sui nostri caschi. E invece noi siamo all’asciutto, le moto pure, senza cena.

Doccia bollente, prima che la narcolessia mi colga come sempre. Devo avere un pulsante tipo OFF sulla nuca, che come l’appoggio al cuscino si schiaccia e addio. Infatti, dopo la doccia, mi corico a guardare un pò di tv, ma il telecomando mi scivola lentamente di mano e ciao, nessuna resistenza, come sempre. Domani saremo belli freschi e riposati, verso casa.
Dovremmo farcela.

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20/08/07 > Gieβen – verso casa (forse arriviamo)

Ieri mattina eravamo a Malmo, in Svezia. Oggi attraverseremo la Germania, o quel che ne resta, tutta la Svizzera e torneremo nel patrio confine, destinazione Lavagna. Trenette al pesto, focaccia ligure e vino bianco ci aspettano, come da ordini tassativi precedentemente comunicati. Abbondante colazione e via, anche se non perdiamo occasione ancora una volta per prendere in giro la Paola: non ci basta la telefonata di ieri sera, noi stamattina si compra una cartolina di Gieβen e gliela si spedisce. Bastardi.

Ancora fieri di aver scampato il temporale di ieri sera, partiamo. La Germania scivola via che neanche ce ne accorgiamo, entriamo in Svizzera e sarà l’ultima volta che avremo a che fare con monete straniere. Ma il problema non sono gli svizzeri, il problema verò è lassù. Nei giorni scorsi abbiamo abilmente e fortunosamente evitato piogge e temporali. Lassù però qualcuno aveva deciso che dovevamo prenderla per forza e l’hotel-jolly di Gieβen si vede che proprio l’ha fatto incazzare. La pioggia è scesa prima dei 17km di tunnel del San Gottardo. Era solo un aperitivo. I 30 gradi nel tunnel sono serviti ad asciugare quello che qualche goccia prima aveva bagnato. Usciti dal tunnel, sempre quel Qualcuno lassù si è accorto che eravamo di nuovo asciutti e lanciati verso casa. E allora si è inKazzato sul serio e ha tirato la catena: uragano a Lugano, che fa anche rima. Spiritosi là in cima, eh?! Vento che spostava di corsia e pioggia grossa e fitta da non vedere proprio nulla. Anche Andre ha avuto paura, lui che il vento lo soffre tantissimo in moto. Le auto rallentavano seriamente anche loro. 10km alla successiva stazione di servizio.

In quel frangente, ho pensato che se c’erano da rischiare punti sulla patente, quello era il momento buono. Ho acceso le 4 frecce e mi sono messo a 40km/h in corsia di emergenza. Ho perso di vista quasi subito Andre, sicuramente più avanti di me. Seguo la linea bianca della corsia, è l’unica cosa che si vede oltre ai fari posteriori delle più vicine auto in colonna. Ancora 5km e mi fermo alla stazione di servizio. La cosa che mi fa più incavolare è che c’è la seria possibilità che appena giunti al riparo l’uragano smetta. Anche il fatto che noi si sia preso più acqua in 20 minuti a Lugano che non in 20 giorni di viaggio per Caponord è parecchio seccante, ma meno.

Finalmente ribecco Andre e insieme, in corsia di emergenza, si arriva alla stazione di servizio. Al coperto. La pioggia perde di intensità ma non smette. Facciamo il pieno e ripartiamo. Si sta facendo tardi, non accenna a smettere e vogliamo uscire da questa cazzo di Svizzera. Finalmente arriva il confine e tra un gendarme elvetico e un finanziere italiano entriamo nei patrii confini. Ci lasciano passare, senza richiedere la carta di indentità. Ancora sta piovendo, ma meno. Per un attimo penso a tutti gli stati che abbiamo attraversato, senza che mai un doganiere, un poliziotto, un secondino o un ausiliario del traffico qualsiasi ci abbiamo richiesto la carta di identità o un documento, fosse anche la tessera della videoteca che Andre sicuramente avrebbe con sè. Ormai di chi circola non è che gliene frega poi tanto. Quando invece c’era da pagare con carta di credito, lì sì che controllavano il documento. La mia carta di identità è stata vista più da cassieri stanchi di stazioni di servizio che non da ufficiali di frontiera. Forse è stato fin quasi un bene. Poi mi vengono a parlare di norme antiterrorismo.

Ma ormai siamo in Italia e probabilmente ci si rimane per un bel pezzo. Tutto torna improvvisamente familiare, ritorno ad essere uno sconosciuto in terra amica piuttosto che un viaggiatore (quasi) solitario in terre sconosciute. Sono a casa, i cartelli stradali sono quelli che ho sempre visto, le indicazioni sono in italiano, i limiti sono assurdi ma sono quelli italiani. Piove. 20 giorni di sole o poco nuvoloso, torno a casa e piove. Venti di Agosto. Torno a casa e in autostrada la guida è all’italiana. Questo mi mancava, ma non ci tenevo proprio a ritrovarlo. Già, perchè all’estero, a parte qualche ovvia testadicazzo al volante che c’è sempre, all’estero dicevo hanno rispetto per tutti gli altri guidatori come lo sei tu. Sia che tu sia in moto, in bici, in auto o in camion. In Italia questo no. Lassù, faceva però eccezione il solito pullman di vecchi tedeschi della gita organizzata Dürr. Sono in Italia e il biglietto autostradale che poi pagherò dopo 22 giorni di strade gratuite è lì a ricordarmelo.

Ultima sosta raccattapalle, mancano 90km da casa di Andre. Poi ci saranno 4 giorni di riposo vegetativo a Lavagna. La Grande Madre di Andre ci fa davvero trovare pasta al pesto e vino bianco. Sono le dieci di sera, qui è buio e nel vialetto di casa spegnamo le moto.

Scendiamo, il coro è da stadio:
‘Caponooord, Caponooord… siamo andati, siamo andati, siamo andati a Caponord!!…’

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23/08/07 > …this is the end…

Cosa fatta, Caponord. Il viaggio è terminato. Alla faccia di mia nonna, che prima di partire (come da contratto per le nonne) mi ha fatto l’intero campionario di sfighe possibili che mi potevano capitare in viaggio, da ’se prendi il raffreddore’ a ’se ti uccidono per rubarti la moto’. Tra l’altro, complimenti per la fantasia. Alla faccia della mia fottuta paura di guidare dopo che sono finito per terra, alla faccia del mio proposito spropositato di tornare indietro. Grazie a chi mi ha sostenuto in quel momento. C’è ancora qualche giorno di riposo prima del drammatico ritorno in ufficio.

Non abbiamo la presunzione di aver fatto chissà cosa, però abbiamo fatto qualcosa che non si fa tutti i giorni, tantomeno in moto. E che molti forse non faranno comunque mai. Ci sentiamo fieri. E la nostra fierezza è accresciuta, meglio confermata, negli occhi e nelle espressioni di stupore misto a compiacimento di chi ci chiede dove siamo andati quest’estate e si sente rispondere ‘a Caponord…’ -PAUSA- ‘…in moto’. Sono felice perchè ora le persone ci guardano con una piccola punta di ammirazione. Piccoli eroi di piccoli mondi e la nostra storia sembra immensa, perchè la mente ripercorre d’un fiato tutti quei lunghi chilometri. Li ripercorri intanto che racconti il tuo viaggio ai colleghi, una, due, cento volte. Li ripercorri intanto che trascrivi al computer quello hai raccontato a matita sul tuo Moleskine nero, regalo di un amico.

Più in generale, sono felice per la vacanza, per il viaggio, per le persone con cui sono andato, per quelle che abbiamo conosciuto nel mentre. Felice per i posti che abbiamo visto (e che avrei potuto perdere), per le emozioni che abbiamo provato. Belle e meno belle. Felice di essere arrivati alla fine della strada e di essere tornati, ricominciandone una nuova…

…perchè del resto alla fine di un viaggio, c’è sempre un viaggio da ricominciare.

:cøx: – åndre – rügi

…FINE.

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