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Archivio per la categoria ‘bed&breakfast’

cose buone dal mondo

14 Luglio 2008 Commenti disabilitati

con un bed&breakfast conosci tanta gente da ogni parte del mondo.

dalla sicilia arrivano i dolcetti alle mandorle, l’olio, le arance.
è arrivata anche la barca nuova di mio padre.
da sorrento arrivano le mozzarelle di bufala.
dalla liguria arrivano il pesto e la focaccia.
i formaggi da vicenza, asiago dop.
le caramelle tutti-i-gusti arrivano da londra.
la birra la importiamo dalla corsica, a casse.
il prosciutto invece viene dalla spagna, vero hamon serrano.
casa mia è diventata una specie di dogana…
le sigarette alla menta arrivano da dove capita,
sono dappertutto meno che in italia.

…ecco, stasera ce ne sta una. e lo so io il perchè.

esperimenti sociologici non autorizzati

26 Marzo 2008 Commenti disabilitati

avere un b&b ti porta ad avere tante persone per casa. tante, nel senso che tante tipologie di persone passano per le tue stanze, con le loro felicità, con i loro problemi, con i loro ormoni, con i loro…e quindi miei… rompimenti di cazzo.

gli esperimenti sociologici che si possono fare con questi soggetti è impressionante.
io ho poco tempo per farli, lavorando durante la settimana in ufficio. ma nel weekend, se capita, mi sbizzarrisco.

attualmente le mie vittime preferite sono quelle che dicono di scegliere il b&b perchè offre il calore di una casa, di una famiglia. togliamo quei 5 che la pensano davvero così, tutti gli altri mentono. spudoratamente. sono quei mascalzoni che cercano strutture alternative all’albergo, economicamente inferiori (e qui non gli si può certo dar torto), ma che poi trovando il b&b chiedono gli stessi servizi e comfort del 3stelle che hanno appena abbandonato. però dicono di scegliere il b&b perchè offre il calore di una casa, di una famiglia. ok, bravi. il vero b&b, come tu dici di volerlo, è una stanza, in una casa, di una famiglia. non ti incazzare se il bagno non è in camera. a casa tua ce li hai i bagni in camera? e allora se invece dell’albergo scegli una casa, perchè qui li dovresti volere? hai scelto tu. ti va ancora bene che casa mia è grande e riesco a dare un bagno per ogni stanza, ma è in fondo al corridoio. chiedo: dov’è il bagno a casa tua?
solo uno mi ha fregato, i bagni in camera a casa sua diceva di averli sul serio.

l’ennesimo tritapalle dice che in camera c’è freddo. il termostato è regolato sui 22gradi, non c’è freddo. faccio il giro della casa da fuori, il fenomeno ha le finestre aperte. chiudile. troppo complicato, è perchè deve fumare di nascosto. in camera non si può, c’è tanto di cartello, ma lui è furbo due volte, fuma lo stesso vicino alla finestra aperta, pensando di sfangarla. si sente l’odore di fumo dal corridoio, pirla. il mattino dopo, a colazione, il furbastro in mezzo agli altri ospiti, si lamenta per il freddo che c’era. pensa di farmi fare brutta figura col resto degli ospiti, ma oggi sono particolamente in vena e rispondo: “ha ragione, c’era freddo. mi scuso tantissimo, abbiamo controllato. purtroppo qualcuno ha fumato in camera benchè vietato e i sensori antifumo hanno bloccato la caldaia. sono sofisticatissimi e sensibilissimi. mi spiace che lei abbia patito freddo, ma non so proprio chi può essere stato, mi spiace davvero…” – “…ah sì? il sensore? non li ho visti… (non ci sono, pirla!) …però non si preoccupi, poi siamo stati bene lo stesso…” problema risolto. contemporaneamente, attimi di terrore tra gli ospiti che stanno facendo colazione e che hanno sentito tutto. sguardi inquisitori per tutta la sala. code di paglia lunghe da qui a dusseldorf. ricerca spasmodica del giuda, due correnti di indagine: speriamo-non-mi-abbiano-beccato // chi-è-il-coglione-che-ha-fumato-in-camera?
probabilmente il rompiballe non era il solo fumatore di frodo.

è stato spassosissimo.

cox’s eleven

11 Febbraio 2008 Commenti disabilitati

sì ok, il titolo è esagerato. ma poi neanche tanto.

anche perchè non si parla di soldi ma di brochure pubblicitarie. a forma di cartolina, le ho fatte io. succede che l’anno scorso ne ho fatte fare un numero diciamo spropositato, quattromila credo, e poi le ho usate in parte per una fiera. quelle che sono rimaste le ho divise per le 16 strutture che compongono la ‘mia’ associazione di bed&breakfast. nonostante ciò, ne sono state usate poche e quindi perchè farle rifare per la fiera di quest’anno? usiamo quelle rimaste, che sono parecchie. sì, giusto, tutti d’accordo, ma c’è da andare a riprendersele. il che vuol dire un piano perfetto, alla ocean’s eleven. si perchè ora che ci penso, se tolgo i miei due b&b + altri tre che mi portano loro ‘la merce’, io devo passare in una sera a fare 11 ‘ritiri’. e non posso rimandare, devo averle tutte entro domani per capire il numero esatto e decidere se rifarne un pò perchè i tempi stringono, la fiera è alle porte e il tipografo è bravo, economico, ma lento.

scatta il piano.
mattina: metto al telefono un mio fidatissimo complice, nome in codice ‘la mamma’, ad avvisare tutti di farsi trovare a casa che stasera ad un orario variabile tra le 18 e le 23, passo. poi grazie ai potenti mezzi informatici, inserisco a computer i nomi dei paesi in cui mi devo fermare. il terminale elabora il tragitto. maledizione è un fottuto giro. non mi demoralizzo, in effetti pensavo peggio. nel frattempo, metto ai piedi le ali di mercurio e volo a prendere quel liquido nero che se bevuto da signori o servi non li fa dormir la notte, rendendoli simili…
cioè un caffè, e veloce perchè se poi lavoro davvero, il mio capo è anche più contento.

ci siamo: arrivano sul cellulare i primi messaggi dal complice chiamato ‘mia mamma’.
i primi due b&b hanno portato la merce.

a questo punto, contatto un secondo complice soprannominato ‘la pietra’ e chiedo se può passare a ritirare la merce in quel determinato b&b, dato che trovasi (circa) nel suo stesso paese. ‘la pietra’ accetta dietro lauto compenso alcoolico aromatizzato alla castagna.

arriva un altro sms da ‘la mamma’ che anche il terzo b&b autonomo è passato. ottimo, il piano procede. sono le cinque e trenta p.m. e parte il mio giro. tocca a me. tutto deve essere preciso, perfetto, niente intoppi. due chilometri e becco in strada due trattori a venti all’ora. iniziamo bene. e non svoltano nemmeno subito. meno male che la radio passa belle canzoni. finalmente i due bestioni svoltano. e mi trovo davanti un camion. ok, ora sorpasso. anche perchè in radio adesso stanno dando la pubblicità.

le tappe piano piano si susseguono e tutto scorre liscio.
mi piace stare in macchina a mangiare i chilometri, pensare anche ai fatti miei, impostare il mio navigatore cartaceo per capire dove caspita devo fermarmi tra un pò e chi sarà il prossimo. lentamente, nel baule della mia auto si ammucchiano pacchetti di cartoline come furtive mazzette di banconote. mi sento tanto uno che si fa pagare il pizzo in cartoncini colorati. all’ultima tappa me ne danno solo una ventina. ‘eh minchia, un pò poco è… che ci vogliamo rjovinare questo bel casegggiato, ah?!?!’. che tradotto vuol dire: ’se sapevo che te ne erano rimaste solo venti, col cazzo che passavo!’

sono quasi le dieci di sera e il mio giro è finito. ‘la pietra’ mi manda un sms che ‘la merce’ è stata ritirata. domani provvederò allo scambio alcoolico. rientro a casa e metto tutte le cartoline in una scatola, pronte per la fiera del turismo duemilaotto.

solo ora mi rendo conto di averne fatte stampare veramente tante lo scorso anno.

storie di persone e colazioni

10 Novembre 2007 Commenti disabilitati

stamattina ho messo la sveglia alle sei. ’sabato’, ’sveglia’, ’sei’.

a parte che iniziano tutte con la ’s’, mi chiedo: perchè? perchè sono sfigato, che inizia con la ’s’. no, perchè ’s’eriamente devo fare il mio ’s’econdo lavoro, quello di ’s’impatico, pacioso ed imprevedibile albergatore. ma ho messo la sveglia alle sei perchè so già che non mi alzerò mai alle sei, mi sveglierò e mi godrò un pò quel dormiveglia prima di mettermi al lavoro davvero. e giusto per continuare sulla linea del calduccio, quasi quasi mi alzo e entro in una doccia bollente, così almeno assesto l’equilibrio mandetendomi sempre in temperatura. esco di casa prima delle otto, nessuno per strada, trovo parcheggio un pò lontano ma due passi li faccio fin quasi volentieri. inizio ad apparecchiare le tavole e la prima a presentarsi a far colazione è una gentile signora anziana, minuta, ma dalla voce squillante. temo quelle persone, perchè non stanno mai ferme, sempre in movimento a fare, brigare, spostarsi, vedere, andare, camminare… oppure ferme a raccontarti la storia della loro vita, senza darti la benchè minima possibilità di dialogo. roba che quando inizi tu dicendo ‘a me una volta…’ loro hanno un aneddoto simile e cominciano a raccontartelo e tu non sei neanche ai titoli iniziali del tuo di episodio. spero sia il primo tipo di nonnina, così fa colazione e se ne va, che tra l’altro sta uscendo anche una bella giornata.

no, non è quel tipo di nonnina. è l’altro.
in poco meno di un’ora (e mi è andata fin bene), mi sono ascoltato tutta la sua vita per sommi capi, partendo dalla somiglianza che io ho con mia madre, passando ai suoi cani che sono morti (ciao Briciola…), fino a raccontare che suo marito ha tentato di ucciderla con un machete.
almeno, non sono le solite storie di reumatismi, sciatica, femori spaccati e vene varicose.

ho atteso con ansia terribile l’arrivo dei secondi ospiti che dovevano far colazione. e come sempre, la mia ancora di salvezza arrivava da genova. una coppia, genoani purtroppo, ma a cui mi sono ‘aggrappato’ perchè, dopo passato e presente, avevo paura che la signora mi parlasse del suo futuro e di cosa volesse fare da grande. poi, quasi contemporaneamente ai genovesi, è scesa una coppia di francesi. eehh, ma allora ce l’avete con me stamattina. dai, facciamo un gioco. si chiama: indovina che tra le due coppie ho servito per prima, a chi ho chiesto se era tutto a posto e a chi ho offerto dell’altro caffè e alcune fette di torta sbrisolona?
esatto. a me ‘genova’ è sempre piaciuta, come zona.

finisco le colazioni per tutti gli altri e mi metto io a farla. finalmente cinque minuti di relax. chiama mia madre. e ti pareva. inizia a raccontarmi la storia della buona vecchina che stava per essere uccisa dal marito col machete. argh. voglio solo sapere a che ora arrivano i primi, nuovi ospiti di oggi. sta arrivando da me una famiglia, devo preparare le due biciclette che ci sono qui in cantina. strano, di bici ne ho anche nell’altra casa… mah. come tutte le biciclette in cantina che si rispettano, le ruote sono sgonfie. devono essere sgonfie, per contratto. e, sempre per contratto, non c’è mai nulla per gonfiarle. mi si fredda il thè, maledizione. arriva la famiglia. ho capito perchè servivano le bici qui. cinque figli più papà e mamma. data la bella giornata di oggi, hanno deciso di muoversi in città pedalando. quelle dell’altra casa erano già state consegnate.
in pratica, sembrava la partenza del giro d’italia.

tralasciamo le camere da risistemare, tralasciamo che in una stanza il deodorante per ambienti è caduto e si è rotto e sembrava di essere in una camera a gas, tralasciamo che ora puzzo di deoambipur al gusto che non so qual’è ma mi fa schifo, arrivo a casa e pranzo. prima di entrare, prendo la posta. c’è una lettera (non cartolina, lettera) dal regno unito. ho un paio di amici là, ma nessuno, dico nessuno che conosco che si prenda la briga di scrivere una lettera a mano, si viaggia via mail, chat, skype (se solo mi decidessi a metterlo). forse forse un romantico della carta e penna c’è ancora e può mandarmi i suoi saluti da braiton’… però suona strano.

apro la lettera e viene fugato ogni dubbio, perchè la calligrafia proprio non è nei miei archivi della memoria. soprattutto non capisco quei settanta euro che ci sono all’interno. leggo il nome e mi suona di già sentito. ma certo, una richiesta di camere di qualche giorno fa… la pazza pignola inglese ha mandato la caparra per posta. dio salvi la regina. questa qui la voglio proprio conoscere, è più precisina e pignola di me. le rispondo per e-mail che sono arrivati i soldi, la ringrazio moltissimo e dentro di me provo paura, perchè questa è matta. però caspita, quando arriva? mica è segnata nel registro presenze. panico. rischiamo l’incidente diplomatico con i sudditi di sua maestà. preparo il kilt che ho comprato in scozia, ci sarà da guerreggiare. libertààà… ricontrollo la sua e-mail di richiesta. prenotazione dal ventotto luglio duemilaotto al primo agosto duemilaotto. in pratica, fra dieci mesi. vorrei concludere la mia e-mail come faccio sempre, scrivendo ‘grazie per la sua conferma bla.bla.bla… arrivederci a presto. cox’

ma stavolta proprio non ce la faccio. god save the Queen.

lolita

23 Luglio 2007 Commenti disabilitati

qui non è questione di ‘arretrati’ o di ormoni grossi come tacchini. neanche è questione di battutacce sulla pedofilia. no no, non c’entra proprio nulla: qui la considerazione ha un valore estremamente assoluto, un valore ‘K’ sul mondo intorno a me che inizia e finisce con questo post, ma che parte da un episodio reale.

una settimana fa è arrivata a casa mia una famiglia di francesi, madre e due figlie. una ’simpatica’, ma l’altra… beh, l’altra è veramente una bella ragazza. attenzione: non ho detto che è una strafiga. ho detto che è bella. nel senso più assoluto, proporzionalmente carino e non ormonalmente condizionato che si possa immaginare. mi gioco qualche euro che se rimane così diventa una modella. è veramente molto bella. l’ho incontrata tornando a casa, era sotto il mio portico che si stava fumando una sigaretta e bevendo una birra fresca.

secondo me, vent’anni al massimo, a voler essere cattivi.
vado a vedere i documenti, sono curioso: tredici…

a parte il fatto che non ci ho mai preso nell’indovinare l’età di una persona, io a tredici anni mangiavo ghiaccioli, ancora giocavo con i robot, sognavo di diventare un attore, mi pettinavo con la riga dalla parte e, a volera dire tutta, ero ancora un moccioso. ora di anni ne ho quasi ventinove, adoro il mojito, giro in moto, ogni tanto sogno di diventare un comico anche se avere un bed&breakfast mi piace molto perchè il mio pubblico pagante viene a vedermi direttamente a casa… ho i capelli cortissimi e, a volerla dire tutta, non sono più un moccioso ma un misantropo.

e tu arrivi a casa mia, vestita come lolita con una punta di eleganza in più, bevi birra e fumi tranquilla le sigarette di tua madre, insieme a tua madre, sotto il mio porticato con l’aria di chi ‘ne ha viste di cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare’? a tredici anni?

sei avantissimo tu oppure ero indietro io? oppure è il mondo che è cambiato così tanto che gli svizzeri sono campioni mondiali di vela??

come nei migliori psico-dramma-film perloppiù esistenzialisti francesi (guarda caso), la scena intorno a me cade. nero tutto intorno, non penso più a niente. silenzio. rimango solo io e un sottile raggio di luce mi illumina. la palla di sterpaglie rotola veloce dietro di me. nel vuoto più totale mi giro e di fianco a me, illuminato da un altro sottile raggio di luce, c’è un ragazzino basso, con un robot in mano e con la riga dei capelli dalla parte. sogna di diventare un attore o un comico.

mi dice di seguirlo, oggi il mio mojito lo offre lui.