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Archivio per la categoria ‘in memoriam’

mì so’ mìa, Lina…

3 Giugno 2009 Commenti disabilitati

la vera responsabile della nostra splendida amicizia…
non c’è più.

mi spiace,
mi spiace davvero tanto Amico mio, questa è la vita, che lo si voglia o no.
e ti sono vicino, non fisicamente, ma con il pensiero.
questo lo sai.
è davvero lei una delle maggiori responsabili della nostra amicizia.
e gliene sarò sempre grato, e stavolta battute non ne faccio.

Lina era una persona splendida.
di lei mi ricordo due episodi, legati a periodi particolari e lontani tra loro: con noi poco più che bambini a lavagna nelle nostre solite estati giocose e più recentemente da adulti, solo anagraficamente parlando, in una ‘normale’ giornata di ‘normali’ commissioni.

da piccoli, quando dopo una giornata io e te a staccar patelle sott’acqua dagli scogli, siamo andati da Lina a chiedere se ce le poteva cucinare. mi è sempre piaciuto poco il pesce, ma quel secchiello era una specie di trofeo e avrei mangiato volentieri ciò che avevo ‘cacciato’. quando lei disse che non sapeva proprio in che modo andassero cucinate, che non sapeva neanche se si potevano cucinare, mi ricordo della discussione, mi ricordo che ci rimasi un pò male vedendo buttare via quel secchiello di fatica…

e soprattutto,
in tempi molto più recenti, come potrò mai togliermi dalla testa quel pomeriggio ai mercati a genova, con te e lei, a fare la spesa. una carrellata di roba, ma tanta, perchè conviene, perchè può sempre servire. e perchè ogni tanto aveva le sue amiche a casa a mangiare. un reggimento di amiche, dalla quantità di roba. mi sono chiesto se facesse scorte in previsione dell’imminente carestia, di cui noi non sospettavamo nulla… non so ancora dire quanta e quale roba ci fosse: di tutto. e molto. fino ad arrivare a quel mostruoso, inarrivabile e inimmaginabile, chilo abbondante d’aglio. una corona intera.

Lina: -mi dia quell’aglio, per favore…-
commessa: -quanto ne vuole?-
Lina: -quello!-
commessa: -tutto?-
Lina: -tutto! può sempre servire…-
Andre: -oh Madonna…-
io: -ma Lina, hai i vampiri in casa?-
Lina: -ma no, ma perchè?-
io: -ma perchè vivi da sola, che te ne fai di tutto quell’aglio?-
commessa: -è un chilo abbondante…-
Lina: -va bene. mi fa un pò di sconto, vero?-
sguardo perplesso, mi giro verso Andre che ormai c’è abituato: -non dire niente…-
e Lina che rideva. come fai poi a non riderci anche tu?

mì so’ mìa, Lina…
quel poco che so, è che ci metterei la firma ad arrivare alla tua età, novanta-e-passa anni, con quello spirito e quella voglia di fare, sempre, senza fermarsi, e sempre col sorriso. voglio pensare che ci guarderai da lassù e riderai ancora, con noi, di noi, per noi, curiosa di conoscere ciò che Andre e Rugi, insieme alla combriccola di loro amici, stanno combinando… quando saremo sulla spiaggia di lavagna a dir cazzate, quando faremo le nostre scorribande motociclistiche anche in tuo onore, quando soprattutto faremo qualcosa che al resto del mondo sembrerà strano, bizzarro, folle, assurdo. come lo è stato quel maledetto chilo abbondante d’aglio.

ma come se tutto fosse una cosa assolutamente normale.

l&s

6 Maggio 2008 Commenti disabilitati

solo un sms, secco, come se fosse la cosa più banale del mondo, un’informazione normalissima come quando ci scriviamo che ci troviamo a mezzanotte al doolin. forse hai messo lo scudo e ti ci sei chiuso dentro, forse sei veramente così tranquillo, forse brucia ancora da matti, forse ora è giusto così, forse non so. io so solamente che quando e sei avrai voglia di parlare, di sfogarti, di berci su e tanto, o poco, insomma, lo sai, io ci sono. e sai anche che mi dispiace tanto.

davvero.

l’Armando ci ha fatto lo scherzo

17 Febbraio 2008 Commenti disabilitati

nella follemente giusta ruota che è la vita,

succede prima o poi, inevitabilmente, che qualcuno vicino a noi per così tanto tempo, parta per l’ultimo viaggio e noi ci sentiamo inermi nel non poter fare nulla, se non sperare che l’inizio del viaggio da qui a là avvenga con meno sofferenza possibile. è una magra consolazione, non è egoismo o cinismo, è una forma folle ma giusta di volere veramente bene ad una persona. perchè tutti prima o poi dobbiamo partire, perchè è una ruota che gira e per un edoardo che è arrivato, purtroppo c’è un Armando che se ne va.

la vita non finisce, si trasforma in qualcosa d’altro, sicuramente migliore. il modo più dolce per far continuare a vivere una persona è il ricordo di essa, negli aspetti belli, in quelli brutti, nei pregi come nei difetti, in ciò che di lui o lei ci piaceva ed in quelli per cui era insopportabile. il ricordo di tutto e per tutto, così come quando era qui. solo così sarà per sempre ‘vivo’.

questo post è il mio ricordo, il mio saluto per il signor Armando.
è proprio strano il destino, che lei abbia deciso di andarsene di domenica, il giorno che tradizionalmente riusciva a riunire la sua famiglia per pranzo. e così è stato anche oggi, ma non c’erano tavole apparecchiate. io la conoscevo poco, anche se per un pò ci siamo visti, incontrati a quelle tavole. e poi l’ho conosciuta nelle attenzioni di suo figlio, nei sorrisi (o a volte negli sbuffi) di sua figlia, nei racconti di sua nipote, che ho capito anche da dove ha preso di quel pizzico di follia che la rende unica nel suo genere…

caro Armando, il mio ricordo è di tutte le volte che ci vedevamo e mi chiedeva delle miniauto della mia azienda, perchè sperava di averne una a buon prezzo, un ‘losco’ affarone col sottoscritto… ‘a quanto le mettete? ma sono cambiati i prezzi? ne è entrata una usata ma messa bene diciamo nuova al prezzo di una usata messa malissimo diciamo un rottame??’… perchè poteva essere interessante per quando la patente non gliela avrebbero più rinnovata, perchè lei doveva comunque avere la possibilità di spostarsi e muoversi, lei doveva fare&brigare chissà cosa, meglio mettere le mani avanti…

la ricordo per quella volta che le hanno fatto lo scherzo, così impassibile nel bere quella schifezza a base di pompelmo rosa e altri liquidi indefiniti, pur sapendo forse che si trattava di una burla, ma andando avanti per il bello della goliardia in famiglia. adesso invece lo ’scherzo’ ce l’ha fatto lei in questa domenica di entusiasmo calcistico per un derby da curva sud.

ora immagino che lei sia là a scoprire il suo nuovo mondo, a capire come muoversi perchè lei deve fare&brigare chissà cosa anche lì, a fermare un angioletto dicendogli che ‘…ci sarebbe… da spostare quella nuvoletta là e metterla qui così la mia è più morbida e comoda…’ il povero cherubino sa già che per il favore sarà ricompensato con i cioccolatini presi al ‘defilla’ di lassù.

arrivederci signor Armando, è stato un piacere averla conosciuta.

non sarà mai più lei

14 Dicembre 2007 Commenti disabilitati

una lunga strisciata sull’asfalto, poi il cordolo e quell’albero messo lì, quasi ad aspettarla…
rovinata nei suoi punti più vitali, un denso liquido nero come sangue che usciva dal suo cuore, il motore. un nuovo dottor frankenstìn la sistemerà e la rimetterà a posto, ma non sarà mai più lei, non sarà mai più “frau bluker”. la nuova e sfrontata “hornet” già fa la padrona in garage, con la sua livrea blu metallizzata e quei quattro cilindri pronti, si spera, a fare nuovi chilometri.

nella parole di un compagno di viaggio, il miglior ricordo:

“…frau bluker t’ha portato ad agosto
dove nessuno è mai stato portato
dopo aver preso la patente a gennaio…”

a caponord, in effetti. scusate se è poco.

a giulia e lino

2 Dicembre 2007 Commenti disabilitati

giulia e lino, da un pò, non ci sono più.

nella vita di ciascuno di noi ci sono persone che pare possano essere catalogate come ‘conoscenti’, ma nel momento in cui mancano ripercorri involontariamente la loro storia, come e quando sei entrato in contatto con loro e cosa hanno portato loro nella tua vita. giulia e lino erano entrati nella mia di vita prima ancora che io nascessi…

…ce lo aspettavamo dopotutto, data l’età, ma non avevamo mai voluto sincerarcene veramente, un pò per i mille impegni che affollano la nostra vita, o forse per timore di sentirci dire che in effetti era davvero così. ma stamatina in un momento di calma abbiamo chiamato la loro figlia, amica dei miei, e abbiamo sentito quello che dentro di noi, malinconicamente, sapevamo.
giulia e lino non ci sono più.

abitavano a levanto, liguria, appena fuori dal paese, prendendo una strada in salita si arrivava a casa loro, sul versante di una montagna. nel versante di fronte, c’era una volta un campeggio abusivo. i miei erano in quel cameggio la sera che gli ’sbirri’ sono arrivati a chiudere tutto. in mezzo ad una strada in un giorno di giugno, hanno pensato di andare a chiedere un pezzetto di terra per mettere la tenda ai proprietari di quella casa rosa, sul versante di fronte. conobbero per la prima volta giulia e lino. l’estate successiva andarono direttamente da loro, e poi ancora, e poi ancora, il pezzetto di terra diventò un’area, che diventò un vecchio ovile rimesso a posto con un fornello e un letto, che diventò un miniappartamento, sempre condito da quel tocco di abusivismo che mai non guasta. ho fatto lì il ‘mio primo campeggio’, a sei mesi. ho fatto lì il mio primo campeggio senza genitori ma con un amico. i miei erano tranquilli, perchè all’occorrenza c’erano giulia e lino.

insieme una vita, 63 anni. cose splendidamente fuori dal normale.
giulia era una signora gentilissima, ogni volta che andavamo a trovarli apparecchiava la tavola con pane, caciottine, formaggi, acqua, vino e dolci e noi si faceva una merendina talmente sostanziosa che ringraziavi il cielo che la strada per tornare al paese era in discesa, perchè se no ti toccava dormire lì. e poi faceva uno stufato di cinghiale che era la fine del mondo. è stato da loro che l’ho mangiato per la prima volta e buono così, raramente l’ho mangiato da altre parti.

lino era un pazzo. di quelli buoni, ovviamente, ma fuori come un poggiolo. era un partigiano, quello ha sparato e combattuto su quei monti. camminava per le montagne che neanche noi baldi giovani riuscivamo a stargli dietro. ci raccontava le storie di una vita, gli aneddoti divertenti e se non lo erano li rendeva tali. raccontava storie di vita vera, la sua. ci raccontava delle sue uscite clandestine per uccidere i cinghiali, insieme al comandante dei carabinieri, alla faccia della clandestinità… cacciava cinghiali di frodo perchè tanto, diceva, alla sua età non possono proprio metterlo in galera. un pazzo, di quelli sinceri. come quando ci ha raccontato di aver trovato in uno dei suoi casolari sparsi per i ’suoi’ monti un arsenale di qualche brigatista o roba simile. ha denunciato subito il tutto, ma le due bombe a mano che si è tenuto, beh, quelle no. e con occhi sornioni ci ha detto che funzionavano molto bene. e tutte le volte che andavamo a trovali, intanto che ci rimpinzavamo col banchetto preparato dalla moglie, lui si presentava con la spada da generale dell’esercito e ci raccontava, di nuovo, la storia di come aveva fatto a trafugarla, nascosta lungo la gamba dei pantaloni, fingendosi ferito… ed io ero estasiato per come la racontava, ridevo come se fosse stata la prima volta che sentivo quella storia.

hanno accolto in casa loro prima i miei genitori ed i loro amici, poi me ed i miei di amici, sempre a braccia aperte, con il sorriso, con le loro storie, con le loro cose buone da mangiare, con la loro simpatica e sincera gentilezza.

se amo la liguria, e tutto che ne è conseguito, è stato anche per merito loro.