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Archivio per la categoria ‘torno subito’

roba di cinghiale e di amicizia

5 Ottobre 2009 Commenti disabilitati

sere come quella di ieri non cambieranno la storia della mia vita.

probabilmente fra un pò me ne dimenticherò anche,
ma sono quelle che torneranno alla mente sempre velocemente,
splendide nella loro folle semplicità. perchè si parla di roba di moto,
ma soprattutto roba di cinghiale e di amicizia. tanta roba.

domenica di sole di inizio ottobre. due del pomeriggio.
nella mia testa un giro di pensieri: c’è il sole, vorrei andare in moto,
ma dove vado e con chi vado, voglio anche mangiare cinghiale,
è un pò che non ne mangio… ma dove vado e con chi vado,
e provo ad unire tutti questi pensieri, cerco un filo comune.
il connubbio moto_cibo trova sempre una sola risposta:
andre.

sms. ehi tu, sei a genova o a lavagna? sei in macchina o in moto?
ci troviamo a metà strada e andiamo a mangiare del cinghiale?

telefonata: …eehh???
…e da lì, come un domino, l’idea prende immediatamente forma,
i pezzi scombinati dei miei progetti vanno improvvisamente a posto in un colpo solo.
è un’idea assurda, ma assolutamente fattibile. alle sei a bedonia?
e andiamo.

sole e strade di montagna, curve e tornanti.
arrivo a bedonia prima io. uno dei due doveva aspettare, lo sapevamo.
mi sono portato un libro, intanto leggo un pò, roba di relaxing.
dopo una mezz’oretta arriva andre. scende dalla moto, neanche si toglie il casco.
mi guarda, mi punta il dito contro:
“senti un pò… mi spieghi perchè io e te dobbiamo sempre fare ’ste cose?
io dovrei fare lavagna-genova, 35km, e faccio una deviazione di 140.
tu vieni apposta da mantova, 300km tra andata e ritorno… fai tu…
tra l’altro, solo noi potevamo incontrarci in un posto a caso
proprio il giorno di una festa di paese. ma perchè??”

la più attenta delle organizzazioni non potrà mai sostituire una bella botta di culo.
c’è una festa in paese. una castagnata. tanta gente, tanta roba.
con tante bancarelle di prodotti tipici e assaggini vari.
musica in filodiffusione per le vie del paese. musica blues, la mia preferita.
roba di John Lee Hooker o Muddy Waters.

aperitivo.
bar “gianni” o bar “l’altro”? l’altro, le cameriere sono più gnocche carine.
intanto che aspettavo andre, ho chiesto in giro dove mangiare cinghiale.
trattoria consigliata, ho già telefonato per prenotare. organizzazione live.
riprendiamo le moto per fare quei 5km e 4tornanti che ci separano dal ristorante.
ci sediamo e qui andre cade nel solito, immancabile, irrinunciabile errore:
“mi raccomando, abbiamo il ritorno da fare… mangiamo poco”
arriva la cameriera, io ordino subito il cinghiale e stop.
andre chiede cosa c’è di stagione. tartufi e/o funghi. i suoi occhi si allargano.
ho già capito cosa sta pensando: e adesso cosa scelgo?
il problema è che l’ha capito anche la cameriera e sorniona chiede:
“volete un assaggio di tutto?”
sì.

dunque: antipasto di salumi parmensi con gnocco fritto, cipolline all’aceto balsamico, insalata di funghi, tagliolini al tartufo, cinghiale in umido, contorno di funghi fritti, mezza di barbera, acqua, dolce, ananas, caffè, limoncino e, in cassa, un altro amaro stranguglìno che non ho capito bene cosa fosse ma che a ’sto punto che’cce frega, ‘amo fatto trenta, famo trentuno. ahò. e quarantacinque euri in due, ‘anvedi.

stiamo per ripartire, di nuovo in solitaria. uno in una direzione, uno nell’altra.
stavolta per davvero, non come nelle foto idiote che facciamo di solito in giro.
la serata diversa che in pochi si sognerebbero di intraprendere. quasi nessuno. quasi.
“sono orgoglioso di avere un amico come te”, gli dico fiero.
“grazie a te, e per queste cose sai che ci sono sempre”, risponde lui.

roba di sincera, essenziale e folle amicizia. tanta roba…

work sucks, go surfin’

2 Settembre 2009 Commenti disabilitati

nè più, nè meno. era la vacanza che mi ci voleva.

avevo bisogno di staccare. da tutto e da tutti.
non mi sarebbe bastata la solita solfa del:
“vai in spiaggia per 21 giorni e non fai altro che dormire”
a parte che a me non fare una cippa piace, ma poi stufa anche.
c’era bisogno di qualcosa che staccasse davvero, qualcosa di totalmente nuovo,
che mi tenesse impegnato anima e corpo, nonchè cervello, quel poco che uso di solito.

surf.
l’idea giusta, al momento giusto, perfetta e fattibile per il sottoscritto.
non lo sport della mia vita, ma qualcosa di simpatico e faticoso da imparare.
per conoscere un mondo nuovo, per dimenticarmi per un pò di quello vecchio.
ok, una mano me l’ha data il mio cellulare. sembrava lo sapesse.
avevo una mezza idea di lasciarlo definitivamente a casa,
ma tanto sapevo che sarebbe stato inutile, ero ancora rintracciabile.
e allora giochiamo anche a fare quello che ha una coscienza e portiamolo.
poi però la vodafone o la nokia, non so di chi sia la colpa,
hanno pensato bene di non farmi funzionare gli sms. solo chiamate.
ok. nella sfiga, vuol dire che le comunicazioni saranno poche ed essenziali.
in pratica, lo metto in un cassetto e ogni tanto mi devo ricordare che è lì.

sparisco dal mio mondo per un pò,
non sono neanche curioso di vedere cosa sarà al mio ritorno.
perchè poteva anche non esserci un ritorno.
un possibilità su un milione, ma poteva. colpa della crisi.
non ero curioso perchè proprio non mi interessava. ma nulla.
era la mia cazzo di vacanza e la cosa fondamentale era il sottoscritto.
e poche ed essenziali comunicazioni, ovviamente. giusto per dire che ero vivo.

non avevo un cappellino, perchè là in Spagna il sole picchia ma soprattutto
non avevo un cappellino per l’estate, perchè ogni estate ne devo avere uno diverso.
il primo che ho trovato aveva questa scritta: “work sucks, go surfing”
perfetto. action.

ora che sono tornato, come sempre dopo uno stacco drastico,
riconsideri tante cose. tanti giudizi e tanti equilibri li misuri in maniera diversa.
sei un pò più distaccato e per qualche tempo hai la lucidità oggettiva di dire che
‘questo sì, questo ma anche no’, ‘visto che avevo ragione io?’, ‘who cares?’…
e ditemi quello che volete, ma sono sempre più convinto che io vinco o pareggio.
work sucks, go surfin’ again. parola di Chello Sleitero.

per 15 faticosissimi giorni è stato un crescendo di olas, paella, shortboard,
minimalibu, mojitos, mute anti freddo, paraffina, fritture, sangria, leashes,
ronmiel, line up, wipe out, break point, jamon, surf’s up, pedal, pedal, pedal…

…rema, stronzo.

qualche inutile tornante

22 Giugno 2009 Commenti disabilitati

tecnicamente, guardando la pura e semplice cartina stradale,
a fare milano-brescia sono 103km di autostrada, un’oretta circa.

però se consideriamo la moto, la voglia di viaggiare,
il fatto che c’era più o meno bel tempo,
e un ottimo compagno di viaggio come pochi ce ne sono,
noi ci abbiamo messo tre giorni, ottocentocinquanta km,
sette/otto passi di montagna e un centinaio abbondante di tornanti.
l’abbiamo presa larga di nulla, ma a noi le cose semplici ci fanno proprio schifo.

…tanto da arrivare all’hotel bikers-friendly di bolzano,
dove il proprietario è motociclista, la moglie del proprietario è motociclista,
i clienti sono tutti motocicilsti, tedeschi, quelli cattivi e convinti,
e farsi guardare male perchè gli abbiamo appena detto che
da livigno a lì, 86km scarsi sulla statale diretta,
abbiamo fatto il passo dello stelvio con la neve, 37 tornati a salire e 43 a scendere,
il passo resia che va fino a qualcosa.di.lontano.burg in austria
il passo del rombo con la neve, ormai i tornanti non li contavamo neanche più.

poi, vogliamo parlare del fatto che
17km in linea d’aria sono diventati quattro ore e un centinaio di km di curve?
d’accordo che siamo passati per il rosengarden a rendere onore a Lina,
d’accordo che il lago di carezza è una sballata del principio creatore,
d’accordo che la strada larga meritava una guida sportiva,
ma nel programmare il percorso che avremmo fatto quel giorno,
qualcuno ha pure avuto il coraggio di dire che dovevamo fare una strada
che ci avrebbe evitato qualche inutile tornante. vai a letto che sei stanco.

e, per la cronaca, siamo sempre più convinti che,
i motociclisti che sono stati a caponord (pausa) in moto,

sono molti meno di quello che pensiamo.

anche la mia hornet ringrazia

11 Ottobre 2008 Commenti disabilitati

la giornata è strana, perchè la prima e unica colazione che devo servire è alle 9.
dovrò rimettere a posto le camere, ma anche qui il lavoro pare essere veloce. e poi oggi c’è il sole. sto lavorando e ogni tanto guardo fuori dalla finestra… esco… non esco… esco… non esco… c’è il sole… perchè non approfittarne?
basta con l’inganno, è deciso: oggi vado a fare un giro in moto sul lago.

finisco quello che devo finire, avviso chi devo avvisare: oggi non ci sono, almeno per pranzo. ecco, diciamo che mi prendo una motociclistica, soleggiata, endorfinica pausa-pranzo. destinazione salò, nello specifico, perchè c’è un posticino che mi dicono che merita di essere provato. a metà strada telefonerò, trovandolo chiuso. meglio così, perchè il ristorante in riva al lago che ha avuto l’onore di ospitare queste nobili e quadrate chiappe merita forse ancora di più.

e poco importa se non sono più molto allenato come centauro e oggi mi fa molto male un polso. proprio non potevo stare in casa, ho visto un duecento-e-passa km belli soleggiati e ne ho approfittato alla grande, forse all’ultimo weekend utile per fare una cosa del genere.

anche la mia hornet ringrazia, aveva voglia di andare un pò in giro sul serio.

neanche a farlo apposta

10 Ottobre 2008 Commenti disabilitati

giovedì sera sto per uscire dall’ufficio. suona il telefono.

odio questo genere di telefonate, le riconosci perchè hanno lo squillo traditore. sono quelle che ti portano un piccolo problema, che in pochissimo tempo diventa un grosso problema e che tu decidi, data l’ora, di rimandare a domani, sapendo che sarà diventato un enorme, insormontabile problema.

infatti, è quel tipo di telefonata. domani mattina c’è da essere alle 8 a vercelli a prendere un particolare utilissimo fer completare un lavoro che doveva essere finito oggi. chi posso mandare io, in qualità di warehouse manager, cioè sire indiscusso del magazzino? ma che ne so a quest’ora, chi trovo che domani parta alle 5 per andare a vercelli, che non so neanche bene dov’è? i casi sono due: o io o luciano, siamo gli unici rimasti a quest’ora. anche se lui è meglio stia in azienda, per tutta una serie di motivi che non sto a raccontarvi. tocca a me.

per farmi forza, una voce caritatevole mi dice che l’importante è passare milano molto presto, fuori dall’orario di apertura uffici. come sarebbe a dire ‘passare milano’? devo passare per milano? scopro dunque dov’è vercelli, devo passare sopra milano. improvvisamente nella mia mente si stampa perentoria la figura di andre, e non è comunque mai un bel vedere. idea: parto stasera, dormo da andre e domani sono molto più vicino, soprattutto non mi faccio una levataccia e passo una serata divertente con un amico.

prendo il telefono: ’sei a milano’ – si – ’stasera sono da te e dormo lì’.
risposta: ‘anche tu?’… come ‘anche tu’? …chi altri c’è? il timo, e il trio escusa è bello che servito, neanche a farlo apposta. e io che mi faccio tanti scrupoli e ci metto tanto impegno per organizzare un escusa renderzvous… alla notizia ero già in macchina. la sera prima ero a vicenza da mio fratello e anche se un cambio di biancheria era stato sacrificato per la partita di calcetto, qualcosa di ‘pulito e/o usabile’ doveva essere rimasto in borsa: adoro quando faccio il previdente estremo…

…e metto dentro una maglietta e un paio di mutande in più.